Renzi alla direzione Pd: "Sforzo unitario a partire da me, nessun veto a Mdp"

Nadia Pietrafitta
Direzione Nazionale del Partito Democratico

Apertura "senza veti" alla "più larga coalizione" di centrosinistra possibile, ma "senza abiure" rispetto al passato. Matteo Renzi risponde al pressing venuto dalle minoranze e da diversi dirigenti dem proiettandosi sui prossimi mesi.

La campagna elettorale, ribadisce il segretario Pd, "è alle porte" e "la vera sfida è il futuro", una "pagina bianca tutta da scrivere: o la scriviamo noi o la scrive la destra", sottolinea. Non sarà dunque il Pd, o il suo segretario, quindi a mettere "veti o paletti alla coalizione più larga possibile". Il leader dem questa volta, per essere "chiaro", fa proprio l'elenco delle possibili anime della coalizione: "Non abbiamo nessun veto né con Sinistra italiana, né con Possibile né con Mdp. Da parte nostra c'è responsabilità. Chi vorrà rompere non troverà sponde da parte nostra", scandisce. E a motivare le sue parole c'è l'incarico dato a Piero Fassino che farà da 'pontiere', da ex segretario Ds, con l'ala alla sinistra del Pd.

Porte aperte, poi, a "centristi e moderati" da Scelta Civica a Carlo Calenda, che "non devono essere risucchiati da Berlusconi", europeisti e Radicali (oggi Renzi ha incontrato Emma Bonino e Benedetto Della Vedova), Verdi, socialisti, Italia dei valori e "in primis", dice il leader dem, Campo progressista di Giuliano Pisapia. A guidare la coalizione, nei piani del segretario, ci sarà un Pd tutt'altro che moribondo che deve avere "l'obiettivo di essere il primo gruppo parlamentare della prossima legislatura" e puntare a "stare sopra il 30% nei collegi".

Forte dei feedback che riceve andando "con il treno nel Paese", Renzi però non ci sta a rinnegare quanto fatto, pur non citandolo, nel governo 'dei mille giorni'. "A chi dice cancelliamo il passato per ragionare del futuro, dico che dobbiamo rivendicare con forza quello che abbiamo fatto", ribadisce. Certo, ammette, ci sono stati "limiti e difficoltà" ma in questi anni "abbiamo rimesso in moto il Paese: chi si esercita in richieste di abiura di quanto fatto, non si rende conto di dove eravamo tre anni fa", sottolinea.

Ecco allora che "pronti a ragionare su come combattere la precarietà e avere più lavoro a tempo indeterminato" ma non dimenticando che il Jobs act ha prodotto quasi 980mila posti di lavoro. Bene continuare a ridurre il fisco, ma senza togliere gli 80 euro, mentre "assurde" appaiono anche le critiche alla politica migratoria. L'apertura di Renzi, però, non convince tutti. E se Michele Emiliano si dice soddisfatto e vota il documento unitario messo a punto da Martina e Guerini, così non è per Andrea Orlando.

Per il guardasigilli, il Pd è allo stato attuale "in un vicolo cieco": al momento, sottolinea, la coalizione "non ce l'abbiamo" e, se non si costruirà "ci troveremo nell'imbarazzante situazione di dover scegliere, se ci fossero i numeri, una coalizione con Berlusconi, cosa che secondo me non regge politicamente". Alla fine Orlando e i 14 parlamentari che compongono la sua area si astengono sul documento finale, approvato a larghissima maggioranza con 164 sì.

"Bene le aperture arrivate da Renzi - spiega Andrea Martella - nei prossimi giorni verificheremo se verrà data attuazione a questa linea". Fuori dal Pd le parole di Renzi non spostano di molto le posizioni in campo. Restano le distanze con Mdp: "Le chiacchiere stanno a zero, adesso ci vogliono i fatti - replica Pier Luigi Bersani - Renzi si preoccupa sempre di rivendicare quello che si è fatto ma purtroppo c'è qualche milione di elettori che non sono d'accordo". "La proposta di un'alleanza ai supplementari non è credibile", risponde secco Pippo Civati. "Renzi? Noi lavoriamo a un altro polo", gli fa eco Nicola Fratoianni.

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