Renzi chiede un nuovo contratto di Governo: "Entri Zingaretti o Orlando". Il segretario Pd dice no

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
·2 minuto per la lettura
(Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
(Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

“Conte non è in discussione. Il tavolo per decidere che fare è un dovere morale verso il Paese. Decidere chi deve fare quelle cose, rafforzando eventualmente la squadra, è conseguenza, non premessa, del tavolo politico. La questione riguarda soprattutto la leadership del Pd. Se il segretario Zingaretti accettasse di entrare al governo, o al limite il vicesegretario Orlando, la maggioranza sarebbe più forte”. A proporre una verifica e un nuovo contratto di governo è l’ex premier Matteo Renzi, leader di Italia Viva, in un’intervista a Repubblica.

“No, no” risponde il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Che Tempo che fa, su Rai 3 alla domanda se entrerà al governo. “Sto bene dove sto”.

“La crisi economica dovuta al Covid durerà ancora minimo un anno. O la politica si muove, o arrivano i tecnici”, avverte Renzi, che esorta: “Mettiamoci attorno a un tavolo, in un eremo o a Palazzo Chigi, non importa. Purché alla fine di lì si esca con le scelte finali su lavoro, Mes, Autostrade, Ilva, Recovery Fund, legge elettorale, infrastrutture. E quel patto poi si scolpisca nella pietra”, sottolinea. “Non possiamo andare avanti di emergenza in emergenza solo contro Salvini. O si fa il salto di qualità ora, o mai più”. Il tavolo, aggiunge, “ci servirà anche per l’individuazione del candidato presidente della Repubblica tra 15 mesi: serve un europeista, non un sovranista”.

Sul contratto di governo, “il problema del Conte 1 non era l’idea del contratto, ma il suo contenuto. Bisogna cambiare i decreti sicurezza, bene la svolta di Conte su quota 100, ottimo il nuovo posizionamento in Europa dietro alla Merkel e non ai gilet gialli”, dice Renzi. “E se non vogliono cancellare subito il reddito di cittadinanza, iniziamo col rimandare a casa Mimmo Parisi, il capo di Anpal. Lui è il responsabile del fallimento dei navigator: rimandiamolo di corsa in Mississippi. Se serve gli pago il biglietto aereo purché sia solo andata”.

In merito alle divergenze di vedute nella maggioranza, “siamo costretti ad andare d’accordo, costretti in nome del patriottismo democratico”, dichiara Renzi. “La strada oggi è lavorare insieme, per fare le scelte giuste in risposta alla crisi. Abbiamo bisogno di fare un viaggio per due anni e mezzo nella stessa carrozza, dico ‘organizziamoci’. Perché gli altri staccherebbero dalla locomotiva europea il vagone italiano. È il momento di mettere da parte le ripicche ed essere patrioti. Chi dice no, diserta”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.