Renzi: "Draghi può fare tutto, ma sul Quirinale qualcuno ci ha perso l’osso del collo"

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(Photo: Giuseppe NicoloroGiuseppe Nicoloro / AGF)
(Photo: Giuseppe NicoloroGiuseppe Nicoloro / AGF)

Mario Draghi “può fare tutto: il presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica, della Commissione Europea o del Consiglio Europeo”. Ma quella del Quirinale ”è una partita complicata e qualcuno ci ha perso l’osso del collo. Vi ricordate Bersani?”. Matteo Renzi piomba a Bruxelles nella sede di Open Vld, il partito liberale del premier Alexander van de Croo, collega di famiglia politica, la macroniana ‘Renew Europe’. Ci viene con l’intento di presentare il suo libro, ‘Controcorrente’, intervistato dall’autrice di questo articolo, ma con la determinazione a parlare di tutto, dall’inchiesta sulla fondazione Open che lo tiene sulla graticola giudiziaria all’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Sul nome di Draghi però non si sbilancia: il capo di Italia Viva è più preoccupato di lasciare vivere la legislatura fino al 2023 che di eleggere l’attuale premier quale successore di Sergio Mattarella.

Come andrà a finire la corsa al Colle “dipende da chi gestisce la partita. Nel 2015 l’abbiamo gestita noi e alla quarta votazione è stato eletto Sergio Mattarella. E chi lo ha fatto?”, dice prendendosi i meriti. Queste partite, rimarca, si giocano “tenendo in un angolino” i nomi buoni, “non si brucia il nome prima”, perché “non è l’elezione diretta di un rappresentante del popolo”.

Questione di stile? Magari. Ma poi Renzi, appena tornato da incontri politici con Renew a Parigi, accompagnato dagli eurodeputati Sandro Gozi e Nicola Danti, attacca a dire che, altro che Quirinale: “La vera partita si gioca in Francia”, con le presidenziali del prossimo aprile. “Mi auguro profondamente che Macron vinca - dice - se vince, credo che si apra uno spazio riformista in Europa che noi vorremmo incoraggiare anche in ottica delle liste transnazionali”, per le prossime elezioni europee.

Sminuire un’eventuale elezione di Draghi al Colle è un freno alle possibilità che accada. Se l’ex governatore della Bce fosse eletto alla presidenza della Repubblica, con il suo bagaglio di autorevolezza e fama a livello internazionale, rappresenterebbe un evento a dir poco importante nella storia europea. Più o al pari della rielezione di Macron all’Eliseo. Dire invece che “la vera partita è in Francia”, significa non scommetterci molto, ma questo Renzi non lo dice esplicitamente.

Dice però che l’anno prossimo “non possiamo permetterci un anno elettorale anche perché nel 2022 in Ue si decide la riforma del Patto di Stabilità e crescita”. E ancora: “nel 2022, la partita si gioca qui a Bruxelles, a livello governativo e delle istituzioni europee, perché si decide sul Patto di stabilità”. Mentre mandare Draghi al Colle potrebbe anticipare la fine della legislatura, evidentemente.

Quanto all’inchiesta su Open, Renzi non si sottrae ad alcuna domanda. Naturalmente respinge le accuse, ma non attacca i magistrati (al contrario di quanto fa nel libro contro il pm Turco). Alla fine conviene sul fatto che l’incarico di conferenziere, per giunta in veri e propri regimi come quello di Bin Salman in Arabia Saudita, accusato dall’Onu dell’omicidio del giornalista Adnan Kashoggi, “forse non è compatibile” con quello di parlamentare. Ma “in Italia non è illegale”. Servirebbe una legge per regolare il tema: la firmerebbe se venisse proposta? “Prima vediamo cosa ci scrivono, ma questo è un punto giusto della discussione”, conviene. Per il resto, “io non ho commesso nulla di illegale - dice - e non ho niente da temere, mi domando se chi ha fatto le indagini stia rispettando le regole”, ma “non me la prendo con i magistrati, io sto usando le procedure, le carte della giustizia per chiedere giustizia e non dico come vi permettete di indagare. Io non ho niente da temere nel conto corrente, nel mio conto corrente hanno accesso io e mia moglie, non ho nessun tipo di operazione segreta fatta”, conclude contestando la pubblicazione del suo conto corrente sul Fatto quotidiano: “Chi lo ha preso?”.

È un Renzi alla ricerca di spazi oltre gli attacchi, consapevole del peso che comunque i suoi parlamentari avranno nella partita sul Quirinale, tra centrodestra, Pd e M5s. Contro di loro e soprattutto contro Giuseppe Conte è scatenato: “Il 2022 sarà l’anno delle cinquestelle cadenti”. Quanto al suo futuro, a capo della Nato? “Non è per me, farei scoppiare subito due guerre”, dice smentendo le voci che pure racconta nel libro, quando scrive che il ruolo di segretario dell’Alleanza Atlantica glielo propose Conte in un colloquio a Palazzo Chigi. E chi allora? Letta? “Non credo ascolti me”, riconosce, ma “lui ha il profilo giusto, ha l’età giusta, il profilo internazionale. Lo stesso Paolo Gentiloni. Conte no, perché gli americani non si fidano, chissà come mai...”. Ma c’è anche “Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, anche Federica Mogherini. Mi piacerebbe che fosse un italiano. Sono tanti anni che non c’è un italiano”. Chiunque sarà, non sarà candidato per il Quirinale. Chiaro. Almeno per Renzi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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