Renzi e la crisi di governo a gennaio: Italia Viva staccherà la spina?

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Matteo Renzi potrebbe scatenare una crisi di governo entro il prossimo 12 gennaio; il motivo tuttavia non si celerebbe dietro alle ormai quotidiane discussioni sul Mes o sulla manovra economica, ma risiederebbe n uno dei primi provvedimenti approvati dal governo giallo-rosso: il taglio dei parlamentari. La riforma sulla riduzione dei seggi del Parlamento entrerà infatti in vigore proprio il 12 gennaio, salvo ovviamente che l’esecutivo non cada prima consentendo così a Italia Viva di correre alle elezioni ancora per il vecchio Parlamento a 945 seggi.

Renzi e la crisi di governo a gennaio

Stando a quanto riportato dai media, in caso di ritorno alle urne con la riforma del taglio dei parlamentari già in vigore Italia Viva non riuscirebbe ad avere un gruppo dal peso sufficientemente consistente in Parlamento. In partito di Matteo Renzi è infatti dati dai sondaggi tra il 4,5% e il 5,5%, abbastanza solo per un sistema a 945 seggi cioè quello in vigore fino al 12 gennaio.

Secondo alcune fonti dunque, l’idea di Renzi sarebbe quella di mettere in crisi il governo Conte su questioni di primaria importanza, come per l’appunto l’approvazione del Mes e della legge di bilancio, per poi in realtà avere come obiettivo quello di annullare il taglio dei parlamentari. Una strategia che gli consentirebbe di salvare il partito senza però destare troppi sospetti tra gli elettori.

L’ipotesi del referendum

A correre in aiuto dell’ex Premier può tuttavia arrivare anche il referendum confermativo per la cui indizione è attualmente in atto una raccolta firme tra i parlamentari. A questa ipotesi stanno lavorando i parlamentari di Forza Italia Andrea Cangini e Nazario Pagano, assieme a Tommaso Nannicini del Pd, i quali hanno finora raccolto 52 firme delle 65 necessarie vale a dire un quinto dei componenti del Senato. Se il referendum ottenesse il via libera la riforma del taglio dei parlamentari potrebbe venire rinviata e con l’ipotetica caduta del governo si andrebbe dunque a elezioni ancora con il vecchio Parlamento.