Renzi e l'Arabia: "Condannai omicidio Kashoggi nel 2018"

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Matteo Renzi torna sulle sue parole in merito al "nuovo rinascimento in Arabia Saudita" e, in un'intervista al Messaggero, risponde così a chi gli fa notare di avere ignorato l'omicidio del giornalista Kashoggi.

"Ho condannato l'omicidio Khashoggi già nel 2018, quando non ne parlava nessuno. Ma adesso attaccarmi sull'Arabia è diventata la magra consolazione di chi in Italia ci considerava morti e sepolti e si è dovuto arrendere davanti all'operazione Draghi". "Per mesi -dice il leader di Italia Viva- ci hanno considerato superflui. Quando si sono accorti che non era così e anzi eravamo stati decisivi hanno spostato l'attacco sulla questione Saudita. Non mi tiro indietro e rispondo punto per punto. L'Arabia Saudita è un paese chiave nella lotta all'estremismo islamico. Certo, non è una democrazia occidentale, anzi. E dunque vanno incoraggiati tutti gli sforzi nella direzione delle riforme. A cominciare dai diritti delle donne: fino a cinque anni fa in Arabia Saudita non potevano nemmeno guidare, oggi le ragazze sono presenti in molti ruoli di responsabilità".

Si parla di un giornalista assassinato, viene fatto notare a Renzi: "E infatti ho condannato ogni attacco alla libertà dell'informazione in tutti i Paesi del mondo, non solo a Riad, ma anche in Turchia, in Iran, in Russia, ovunque. Trovo davvero strumentale questa polemica", è la replica del leader di Italia Viva. Il portavoce di Amnesty Italia lo accusa di "fare un cattivo servizio ai diritti umani". Cosa risponde Renzi? "Più della metà dei cittadini del pianeta vive in regimi non democratici. Aiutare questi Paesi a scegliere la strada delle riforme incoraggiando la difesa dei diritti umani, a cominciare dai diritti delle donne, è l'impegno di chi fa politica. Le Ong giustamente fanno un altro mestiere: chi fa politica invece deve coltivare relazioni perché i leader dei paesi non ancora democratici incoraggino e valorizzino i diritti. È un tema che riguarda moltissimi Stati, io nel mio piccolo lavoro in questa direzione. I diritti umani si difendono con le faticose riforme quotidiane più che con le rivoluzioni appariscenti: la penso così da tempo e non ho cambiato idea. Questo è vero più che mai nel mondo arabo".

Sul futuro suo e del partito, Renzi dice: "Non lascerò il Parlamento anche se capisco che piacerebbe a molti miei avversari. E rendo conto di tutto, dei miei soldi come delle mie battaglie. Finito il lockdown girerò l'Italia con un nuovo libro, perché non mi fermo davanti alle polemiche, anzi rilancio. Continuerò inoltre a viaggiare. Sono stato e tornerò in Africa, in Arabia Saudita, in Cina, negli Stati Uniti. Ovviamente senza gravare di un solo centesimo sul contribuente italiano".

Quindi non abbandona Italia Viva? "Siamo stati decisivi in tutti i passaggi di questa legislatura, soprattutto dopo la crisi aperta da Salvini e dopo quella aperta da Conte. Dicono che abbiamo il 2%, ma non si rendono conto che l'importante non sono i sondaggi ma la capacità di fare politica. E anche chi mi odia deve riconoscere che noi l'abbiamo fatta. Abbiamo due anni davanti per crescere, avvicinare i più giovani, alimentare un dibattito sulle idee. Se faremo questo, saremo decisivi anche nel 2023 per la prossima legislatura".