Renzi non diffamò Sibilia: querela archiviata

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Il senatore Matteo Renzi non diffamò il deputato M5S Carlo Sibilia. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma, Daniela Caramico D'Auria. Il gip ha ordinato l'archiviazione per l'infondatezza della notizia di reato. Il provvedimento di archiviazione è stato firmato il 22 novembre scorso dal giudice ed è stato notificato oggi all'avvocato fiorentino Federico Bagattini, difensore dell'ex premier e leader di Italia Viva.  

Nella denuncia di querela, presentata da Sibilia alla Procura di Roma il 20 ottobre 2016, il parlamentare cinquestelle riferiva di essere stato diffamato dall'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la partecipazione di quest'ultimo ad alcune trasmissioni televisive. Il gip ha ritenuto infondata la querela per diffamazione, ha commentato l'avvocato Bagattini, "nonostante l'opposizione proposta dal querelante, da un lato, perché ha condiviso che il senatore Renzi avesse legittimamente esercitato il diritto di critica politica; dall'altra, per l'accertata veridicità dei presupposti fattuali sui quali le dichiarazioni del senatore Renzi si basavano. 

In particolare, Sibilia faceva riferimento a tre distinti episodi. Il primo di questi si era verificato durante la trasmissione "Otto e mezzo" andata in onda sul canale La7 il 22 settembre 2016 nel corso della quale l'allora premier lo aveva accusato di aver "spolverato" la sua immunità parlamentare per essere archiviato; affermazione che il denunciante riteneva assolutamente falsa e diffamatoria. Sibilia faceva poi riferimenti ad alcune frasi pronunciate da Renzi il 22 ottobre 2016 durante un incontro alla Scuola di formazione politica del Pd, trasmessa in diretta da l'Unità Tv, nonché ad ulteriori attacchi subiti l'11 ottobre 2016 dall'ex presidente del Consiglio durante la trasmissione 'Politics" in onda su Raitre. A seguito della presentazione della denuncia-querela erano stati acquisiti filmati relativi alle trasmissioni televisive al fine di appurare il contenuto delle dichiarazioni rese dall'allora indagato. 

Nell'ordinanza di archiviazione del procedimento, il giudice ritiene che le affermazioni all'epoca pronunciate da Renzi siano da considerare "nell'esercizio del suo diritto di critica nei confronti di un avversario politico". Renzi, sottolinea il giudice, "si è limitato ad esprimere un dissenso, seppur in toni aspri nei confronti del Sibilia, traendo spunto da alcune previe affermazioni del denunciante, senza tuttavia utilizzare espressioni intrinsecamente offensive". "E' noto al riguardo che l'esimente del diritto di critica, ed in particolar modo di critica politica non è esclusa dal semplice fatto che i toni utilizzati dall'agente siano aspri o forti, a patto che gli stessi non risultino gravemente infamanti e gratuiti e che essi risultino pertinenti al tema in discussione", scrive il gip nell'ordinanza.  

Quanto alle frasi pronunciate da Renzi durante la trasmissione "Otto e mezzo", il giudice precisa che "le stesse non hanno contenuto offensivo e si presentano quindi inidonee ad offendere la reputazione del denunciante". Per quanto riguarda gli altri addebiti che erano stati mossi a Renzi, "ne deriva che nel caso di specie la natura diffamatoria delle affermazioni pronunciate dal Renzi debba essere esclusa, nonostante i toni polemici utilizzati, alla luce della sostanziale veridicità dei fatti alla base delle stesse".