Uganda, apre il Centro pediatrico di Emergency progettato da Renzo Piano

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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Centro di chirurgia pediatrica di Emergency (Photo: Emergency/Marcello Bonfanti)
Centro di chirurgia pediatrica di Emergency (Photo: Emergency/Marcello Bonfanti)

Oggi a Entebbe, in Uganda, si realizza un sogno: l’apertura del Centro di chirurgia pediatrica di Emergency, un progetto nato dall’incontro tra Gino Strada, chirurgo e fondatore della ong, e Renzo Piano, uno dei più importanti architetti al mondo. Due uomini che hanno condiviso una visione: costruire un “ospedale scandalosamente bello” nel cuore dell’Africa che potesse unire la chirurgia pediatrica con il più alto livello di architettura per divenire un centro di riferimento per i bambini di tutto il continente.

Quel sogno è diventato realtà anche grazie al sostegno del ministero della Salute ugandese: sulle rive del Lago Vittoria, a 1.200 metri in una zona verde e salubre, il Centro di chirurgia pediatrica di Emergency è operativo da mercoledì. I primi pazienti si chiamano Ramadhan, Topista, Justine, Katongole, Matovu e Jordan, hanno tra i 3 e gli 11 anni e sono stati ricoverati per problemi all’apparato genitale, gastro-intestinale ed ernie sovraombelicali. L’ospedale di Entebbe curerà gratuitamente bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni affetti da malformazioni congenite, problemi urologici e ginecologici, anomalie del tratto gastro-intestinale, patologie del sistema biliare, cheiloschisi.

Centro di chirurgia pediatrica di Emergency (Photo: Marcello Bonfanti)
Centro di chirurgia pediatrica di Emergency (Photo: Marcello Bonfanti)

“Il modo migliore per aiutare l’Africa è fare lì quelle stesse cose che vorremmo avere anche qui in Italia”, dichiara Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency. “Siamo andati in Uganda con tutte le competenze, gli equipaggiamenti, le tecnologie necessarie a fare una chirurgia di alto livello e con una struttura straordinaria. Facciamo tutti parte della comunità umana: siamo ‘uguali in dignità e diritti’, come è scritto nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Abbiamo la responsabilità di curare un bambino africano esattamente come faremmo con un bambino italiano.”

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.