Reporter Brera: "Nuove proposte di pace? Posizione di Zelensky è la stessa di Istanbul"

(Adnkronos) - L'Ucraina accetterebbe un accordo di pace con la Russia se le forze di Mosca si ritirassero "sulle posizioni del 23 febbraio”, il giorno prima dell'inizio dell'invasione. Lo ha detto Volodymyr Zelensky, intervenendo in video alla Chatham House di Londra, senza aggiungere nulla di nuovo rispetto alle richieste già avanzate a Istanbul. La restituzione della Crimea, annessa da Mosca nel 2014? Per il presidente ucraino resta un tema per ora da accantonare e di cui parlare in un secondo momento, dopo la pace e il ritiro russo. Lo ha precisato l’inviato di Repubblica Paolo Brera. Contatto a Kiev dall’Adnkronos, il giornalista ha spiegato che nel discorso di Zelensky non si vedono passi sostanziali in avanti e la “lettura che è stata data, l’ipotesi della rinuncia alla Crimea pur di giungere alla pace, purtroppo soffre di un ingiustificato ottimismo. La posizione del presidente ucraino è la stessa già formalmente presentata in passato alla controparte nei negoziati di Istanbul, nei quali già si prevedeva di togliere la questione del Donbass e della Crimea dal tavolo delle trattative e di discuterle in una sede separata”.

Nulla di nuovo, dunque, nel discorso di Zelensky e nessuna pace in vista: per l’inviato di Repubblica, non ci sono aperture da parte ucraina su un possibile accordo negoziale, “anzi, in questo momento c’è una ridefinizione delle forze militari sul terreno. L’Ucraina ha trovato la consapevolezza di poter vincere questa guerra grazie agli aiuti concreti, come armi, tecnologie e informazioni di intelligence, che sono arrivati dall’Occidente. Mentre la Russia ha lo stesso, se non minore, contingente di armi e di uomini che aveva prima, anche se finora ha schierato una piccola parte del suo potenziale. Fino a questo momento non c’è un’apertura di Zelensky, che, se dovesse veramente affrontare un accordo di pace, avrebbe il problema di dire ‘rinunciamo a qualcosa’ a un Paese che combatte dal 2014 una guerra nella quale ha perso 10mila persone durante la prima fase del conflitto nel Donbass e, successivamente all’invasione, probabilmente altre decine di migliaia di persone, civili compresi. Parlare di questioni spinose come la Crimea e il Donbass, oltre ormai alle nuove terre conquistate, Zelensky lo ha sempre lasciato a una trattativa, mentre per lui ora bisogna tornare a una situazione pre-invasione, quindi alla restituzione dei territori conquistati dopo il 24 febbraio”.

“Le persone a Kiev vivono con apprensione ma anche con una relativa tranquillità - racconta Brera - Ad esempio, non è stato incrementato il coprifuoco, anche se Zelensky ha avvertito di prestare una particolare attenzione in questi giorni, correndo nei rifugi non appena si sentono suonare gli allarmi, senza dunque ignorarli, come, rischiando, ci si sta abituando a fare. Per il resto non c’è una particolare paura che succeda qualcosa, ad esempio il 9 maggio. Chiaramente gli ucraini si sentono vilipesi e oltraggiati dall’invasione e vogliono combattere con tutte le loro forze. Il nazionalismo e il patriottismo si sono centuplicati con l’invasione. E’ un effetto collaterale delle guerre questo sentimento di volerne venire fuori con le armi in pugno. Per il resto la situazione a Kiev è paradossale, con, da una parte, i sacchi di sabbia e i posti di blocco con i soldati col kalashnikov a ogni angolo di strada, e, dall’altra, la gente che gira in monopattino e bici elettrica, con i negozi e i ristoranti aperti fino all’ora del coprifuoco. Diversamente dalle devastazioni di Kharkiv o di Mariupol, i morti nella città di Kiev sono relativamente pochi”.

(di Cristiano Camera)

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