Repsol/Ypf: tensione tra Spagna e Argentina. Interviene l'Ue (il punto)

(ASCA) - Roma, 17 apr - Altissima tensione tra Madrid e Buenos Aires dopo la decisione del governo argentino di espropriare le attivita' in territorio nazionale della compagnia petrolifera YPF, di proprieta' del gruppo spagnolo Repsol. La scelta, annunciata ieri dalla presidente Cristina Kirchner, ha scatenato una reazione molto forte del governo spagnolo, che annuncia ritorsioni, cui si sono aggiunte le critiche dell'Unione Europea. Una crisi diplomatica senza precedenti tra due paesi che sono stati storicamente molto vicini ma, soprattutto, uno scontro economico, testimoniato dal tonfo in borsa del titolo di Repsol in apertura (-8%) e dalla reazione dei mercati internazionali che hanno spinto al rialzo le quotazioni del petrolio. Dopo una prima convocazione venerdi' scorso, quando l'esproprio era nell'aria, il governo spagnolo ha oggi riconvocato l'ambasciatore argentino a Madrid, Carlos Bettini, al ministero degli Affari Esteri. Madrid infatti considera la nazionalizzazione di Ypf un gesto ''ostile'' e si prepara ad adottare misure ''forti'' che saranno rese note nei prossimi giorni. Il ministro dell'Industria, Jose' Manuel Soria, ha spiegato che queste misure saranno prese ''nell'ambito diplomatico, commerciale, industriale ed energetico'' senza dare altri dettagli. Repsol, da parte sua, ha gia' fatto sapere che chiedera' una compensazione di almeno 10 miliardi di dollari per l'annuciato esproprio della sua controllata all'Argentina. ''Questi atti non resteranno impuniti'' ha detto il presidente, Antonio Brufau, aggiungendo che chiedera' un arbitrato internazionale sulla decisione di nazionalizzare la sua partecipazione del 57,4% in YPF perche' ''i paesi hanno diritto di nazionalizzare ma devono corrispondere una adeguata remunerazione''. A disposizione della societa', che ''lancera' tutte le azioni legali alla sua portata'', il tribunale della Banca (Santiago: BANCA.SN - notizie) Mondiale e l'Uncitral, la commissione delle Nazioni Unite e del WTO per gli arbitrati internazionali. Reazione ferma anche dell'Unione Europea che ''si attende che le autorita' argentine rispettino gli impegni e le obbligazioni internazionali'' ha ammonito il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso a margine dell'incontro con il presidente federale tedesco, Joachim Gauck. ''Sono in contatto con il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy (partito per il Messico per il World Economic Forum ndr.) e ho chiesto che si segua la vicenda da vicino''. L'auspicio, conclude Barroso, e' che comunque alla fine ''si arrivi a una soluzione della questione che non comprometta i rapporti economici tra Unione europea e Argentina''. Nel frattempo la Commissione ha deciso di non partecipare alla riunione bilaterale Argentina-Ue programmata originariamente per domani e dopodomani a Buenos Aires. La portavoce della Commissioen Ue, Pia Ahrenkilde Hansen, annuncia infatti che ''alla luce del clima che si e' venuto a creare per via della vicenda dell'Ypf la Commissione e l'Alto rappresentante per gli Affari esteri hanno deciso di posticipare l'incontro bilaterale del 19 e del 20 aprile''. Non viene fornita la nuova data, ma la portavoce spiega che la Commissione ''valutera' tutte le opzioni possibili'' per far fronte al problema che si e' creato'' perche' ''l'esproprio e' un segnale veramente negativo per gli investimenti e per le attivita' di affari in Argentina, e non solo in Argentina''. L'esproprio di YPF e' stato annunciato ufficialmente ieri fra gli applausi al termine di un meeting fra la presidente Kirchner, il gabinetto di governo e i governatori provinciali. In un comunicato emesso al termine della riunione, la YPF-Repsol e' stata ''dichiarata di pubblica utilita' e soggetta all'esproprio del 51% delle sue azioni''. Il restante 49% verra' distribuito fra le province argentine che producono petrolio. Alla Ypf erano gia' state revocate le concessioni in 16 province, dopo che la compagnia era stata accusata di essere venuta meno ai suoi obblighi di investimento. La Kirchner aveva fatto pressioni sulle compagnie che operano in Argentina per chiedere loro di aumentare la produzione, dopo che l'anno corso il paese aveva visto crescere del 110% la spesa per le importazioni di petrolio. YPF rappresenta circa un quarto del risultato operativo di Repsol, un quinto del suo risultato netto ma oltre un terzo dei suoi nuovi investimenti. L'area del sudamerica, infatti, si e' recentemente rivelata molto promettente per l'esplorazione petrolifera.

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