Respinto esposto ambasciatore russo contro Stampa, ira di Mosca

(Adnkronos) - La Russia non ha ricevuto una risposta ufficiale alla querela depositata lo scorso 25 marzo a piazzale Clodio dall'ambasciatore russo, Sergei Razov, dopo un articolo della Stampa, querela che poi era stata trasmessa dalla procura di Roma a quella di Torino, per competenza territoriale. Lo ha sottolineato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sul proprio canale Telegram, facendo riferimento all'articolo della Stampa del 9 giugno in cui si dava notizia dell'archiviazione dell'esposto di Razov.

"L'ambasciatore russo ha fatto riferimento all'articolo 414 del codice penale, istigazione a delinquere", ha affermato la Zakharova, secondo cui i "miracoli della democrazia non si stancano di stupirci".

"L'altro giorno sullo stesso giornale (La Stampa, ndr) c'era la notizia che la querela dell'ambasciatore era stata respinta dal giudice per le indagini preliminari di Torino", ma - ha precisato la portavoce - alle autorità russe non è arrivata alcuna "comunicazione ufficiale".

"L'articolo in esame alla luce del principio costituzionale di necessaria offensività, non turba la sicurezza pubblica né è concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti", ha sostenuto dal canto suo la procura, secondo cui "a ben leggere" l'articolo in esame "non sussiste la condotta materiale integrante i reati".

"Bello vero? Il capo della 'Stampa' sulla base di queste conclusioni ha dichiarato con orgoglio che il suo giornale ha le proprie convinzioni per il quale combatte, convinzioni di 'una democrazia liberale'. Ma su questo non c'è il minimo dubbio. Il totalitarismo liberale è evidente", ha replicato la portavoce, sottolineando che "non è la prima volta" che "la democrazia liberale nel senso occidentale moderno non esclude ma, al contrario, incoraggia anche la discussione sulle pagine dei quotidiani a grande tiratura sulla possibilità e la convenienza dell'eliminazione fisica del capo di uno Stato straniero".

"Ora che c'è la sentenza (sorprendentemente veloce, contrariamente alle aspettative), la conclusione è chiara: nell'Italia moderna sono state rimosse non solo le restrizioni morali, ma anche legali alla distribuzione di tali materiali provocatori", ha proseguito Zakharova, evidenziando come il codice penale italiano preveda da uno fino a cinque anni di reclusione per oltraggio all'onore e alla dignità del Presidente della Repubblica.

"A mio modesto parere, non si può insultare nessuno. Che sia il presidente italiano, un cittadino italiano o un residente o un cittadino di un altro Paese. Cosa ne pensa il liberalismo? Ve lo suggerisco io - ha concluso - L'attuale liberalismo glorifica la libertà come impunità per abomini che vengono commessi".

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