Resta altissima la tensione tra tra Renzi e Zingaretti sulla prescrizione

Serenella Ronda

Scontro rinviato sulla prescrizione. Slitta anche il voto sul 'lodo Annibali'. E, almeno per il momento, la mozione di sfiducia al Guardasigilli, minacciata da Matteo Renzi, torna nel cassetto in attesa delle prossime mosse. Ma la tensione tra renziani e Pd resta altissima, con accuse reciproche e parole al vetriolo.

Tramontata l'ipotesi di inserire il 'lodo Conte bis', frutto dell'accordo siglato da M5s, Pd e Leu, nel decreto Milleproroghe - scelta dettata da problemi tecnici ma, soprattutto, politici, per evitare di portare alle estreme conseguenze la frattura con i renziani - la maggioranza, sempre 'orfana' di Italia viva, è sempre più orientata a presentare un ddl ad hoc che recepisca le modifiche alla riforma Bonafede.

Il provvedimento, è l'intenzione, dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri nella riunione di giovedì, assieme alla riforma del processo penale. Ma i renziani, che cantano vittoria per aver stoppato il lodo Conte bis nel Milleproroghe ("scelta di buon senso", osserva l'ex premier), già si preparano a una nuova battaglia e affilano le armi: la mediazione che ha messo d'accordo gli altri alleati di governo non va bene, ribadiscono, non la voteremo mai. E non si esclude che Iv possa non dare il via libera in Cdm al processo penale, optando magari per l'astensione.

Intanto i renziani già guardano allo step successivo: il voto sulla proposta di legge Costa che mira ad abrogare la riforma Bonafede. "Noi la votiamo per tornare alla legge del Pd e speriamo che per allora la questione sia risolta, perché ci sono tante cose da fare", spiega il renziano Luigi Marattin.

In serata arriva a sorpresa la decisione di far slittare a mercoledì il voto sul 'lodo Annibali', emendamento al Milleprorghe che prevede il rinvio di un anno dell'efficacia delle nuove norme sulla prescrizione, per il timore della maggioranza di andare sotto. Del resto, già in una precedente votazione, su una proposta del radicale Magi, la maggioranza si è salvata per due soli voti, con Iv schierata con il centrodestra.

Il premier Giuseppe Conte continua a non intervenire ufficialmente nella diatriba interna alla maggioranza, anche se nelle scorse ore è filtrata sia la preoccupazione che l'irritazione per quanto sta accadendo. Nel pomeriggio ha avuto un colloqui di circa due ore con il presidente della Camera Roberto Fico. Un incontro di routine, viene spiegato, che rientra nei colloqui periodici sull'aggiornamento dei lavori parlamentari. Difficile che non sia stato affrontato il tema della prescrizione e delle fibrillazioni interne ai giallorossi, ma anche il rallentamento dell'iter del Milleproroghe, il cui approdo in Aula è nuovamente slittato e sul quale il ricorso alla fiducia è ormai scontato.

Intanto gli alleati se le suonano di santa ragione, a distanza. Renzi continua a picconare: sulla prescrizione "Zingaretti è un po' imbarazzato, lo capisco, la storia del Pd è una storia di garantismo, su questa storia invece insegue i grillini, fa il giustizialista. Non faccio polemica, dovrebbe ridimensionare i grillini, ma se vuole inseguirli...".

Quanto a Conte, il giudizio sul premier "lo vedremo alla fine della partita. Il primo tempo lo ha giocato con la maglia dei populisti e non è andato bene perché la crescita si è azzerata e la situazione economica purtroppo è peggiorata. Vediamo se nel secondo tempo, cambiando maglia, cambia anche ritmo di gioco e passo". Non ci va giù tenero nemmeno il segretario dem: "Italia viva è la principale causa di fibrillazione in questo caso e sta facendo un favore a Matteo Salvini".

Quindi, Nicola Zingaretti lancia l'affondo: "Quello di Italia viva lo chiamerei un fallimento strategico. Io capisco che i sondaggi vanno male, ma prima di tutto bisogna pensare agli italiani e non a se stessi". E il ruolo che svolgono è "di opposizione" e questa "situazione sta diventando davvero insopportabile".

Quanto alla mozione di sfiducia, Zingaretti taglia corto: "Un insopportabile teatrino della cattiva politica di cui gli italiani non ne possono più". Ostenta tranquillità il Guardasigilli: "Sto lavorando senza fare la sponda a chi la vuole per alzare i toni. Vado avanti per la mia strada". E il capo politico M5s, Vito Crimi invita gli alleati a smetterla con "le polemiche. Lavoriamo per processi più rapidi e giusti".