Altri quattro morti per il coronavirus. Le vittime salgono a 11

Altre quattro morti di pazienti con il coronavirus. Il numero dei deceduti arriva, quindi a undici . Lo ha spiegato il commissario straordinario Angelo Borrelli. Si tratta di tre ultraottantenni. Sono un 84enne di Nembro, in provincia di Bergamo, un uomo di 91 anno di San Fiorano e una donna di 83 anni di Codogno, entrambi in provincia di Lodi. Successivamente la Regione Veneto ha comunicato il decesso della donna 76enne, primo caso di contagio a Treviso, facendo salire così il bilancio a 11 morti di pazienti positivi al coronavirus che non ce l’hanno fatta. Anche lei aveva patologie pregresse, ed era stata ricoverata oggi in rianimazione.

Sono 322 i contagiati in Italia per il Coronavirus. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli fornendo il bollettino con i dati aggiornati.

Sono 3 i contagiati in Sicilia da Coronavirus. Tutti fanno parte di una comitiva di turisti arrivati dalla Lombardia. 

Due i casi in Liguria, uno ad Alassio - si tratta di una donna che viene da una delle zone rosse - e uno a La Spezia. 

 

 

“In Lombardia ci sono 212 unità, un incremento di 40 unità”. Aumento anche in Veneto: “30 unità, aumento di 5 unità”, stesso aumento in Emilia Romagna: 23 contagi, + 5 rispetto a ieri. Situazione stabile in Lazio e Piemonte, con 3 casi di contagio, tutti concentrati a Torino. Un nuovo contagio a  Palermo, per il quale “sono ancora in corso le ultime verifiche dell’Iss”.

Borrelli ha confermato i casi sospetti in Toscana, uno a Firenze ed uno a Pistoia. Anche per loro “sono in corso le ultime verifiche da parte dell’Istituto di Sanità”. Per quanto riguarda i deceduti, il capo della Protezione Civile ha ribadito che tutti avevano problemi di salute pregressi. 

In totale, al momento della lettura del bollettino delle 12, erano 20 le provincie coinvolte: Lodi (101 casi), Cremona (39), Pavia (17), Bergamo (14), Milano (3), Monza Brianza (2), Sondrio (1); in Veneto, Padova (30), Venezia (7), Treviso (1); in Emilia Romagna, Piacenza (17), Parma (4), Modena (1), Rimini (1); in Piemonte, Torino (3); in Toscana, Firenze (1), Pistoia (1); in Trentino Alto Adige, Bolzano (1); in Sicilia, Palermo (1); nel Lazio, Roma (3). A queste deve aggiungersi la provincia di Savona.

Walter Ricciardi ha spiegato che “si stanno prendendo nuove misure, sono quelle necessarie”, in accordo con gli altri paesi. La mancanza di un coordinamento centrale non ha aiutato: “In altri paesi c’è un’unica linea comando e meno casi. I virus non spariscono da soli, spariscono con uno sforzo collettivo che si chiama protocollo Urbani. La Sars sparì quando tutti i Paesi collaborarono e lavorarono sulla base dell’evidenza scientifica senza fare forzature”. La frammentazione regionale, secondo Ricciardi, “ha cominciato a determinare che quella Regione faceva i tamponi agli ansintomatici e l’altra ai contatti, si è persa così l’evidenza scientifica”.

 

 

Ricciardi ha voluto affrontare il tema mascherine: “Le mascherine di garza, quelle che stanno andando a ruba, alle persone sane non servono a niente”. Solo quelle con i filtri specializzati sono efficaci, ma servono al personale sanitario e alle persone malate: “I medici vanno tutelati, ma sono anche essi stessi che si devono tutelare perché esiste una norma di precauzione universale: ogni medico che lavora con un paziente deve considerarlo come potenzialmente infetto”.

In generale, bisogna stare attenti, ma senza esagerazioni: “Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, solo il 5 per cento muore, peraltro sapete che tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute”, ha spiegato Ricciardi.

Il membro del comitato esecutivo dell’Oms ricorda alle persone che ”è molto importante se si ha un sospetto di infezione - prosegue - chiamare i numeri predisposti e non andare in ospedale. Perché bisogna trattare quella persona in base alla sua specifica esigenza: può essere che in ospedale non ci debba proprio andare”

Prima che fosse individuato il ‘caso indice’, vale a dire il 38enne di Cologno, il coronavirus era già in circolazione nel lodigiano da “una/due settimane”. Lo ha detto il direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Iss Giovanni Rezza confermando il focolaio ”è abbastanza circoscritto”. “Quasi tutto - ha precisato - è riconducibile all’epicentro dell’epidemia, che si trova nel lodigiano. Poi ci sono un paio di focolai più piccoli in Veneto. Ma gli altri sono casi che vengono dall’epicentro dell’epidemia”.

Due casi in Austria, nel Tirolo, uno in Croazia. Due contagiati dal coronavirus in Tirolo. Lo riferisce il governatore Gunther Platter, citato dall’agenzia austriaca Apa. Una delle due persone, scrive l’agenzia, sembra che arrivi dalla Lombardia, ma non è ancora confermato. In Croazia è stato confermato il primo caso di coronavirus. Lo ha riferito il premier Andrej Plenkovic alla stampa. Il premier ha precisato che il primo contagiato da coronavirus in Croazia è un uomo giovane che ha soggiornato a Milano tra il 19 e il 21 febbraio. Il paziente, che è ricoverato in isolamento a Zagabria, presenta sintomi lievi e non viene considerato in pericolo di vita.

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