"Reticenze" cinesi sul Covid. Pechino e l'Oms negano

L'Organizzazione mondiale delle sanità e la Cina hanno preso le distanze dalle notizie, diffuse dall'Associated Press citando documenti riservati, secondo cui l'Oms aveva espresso in privato frustrazione per i ritardi di Pechino nel fornire informazioni sul nuovo coronavirus nella prima fase della sua diffusione. L'inchiesta dell'agenzia di stampa americana è "completamente falsa", ha sostenuto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, durante la consueta conferenza stampa, negando che Pechino all'inizio dell'emergenza Covid-19 abbia preso tempo e ritardato volontariamente la condivisione di informazioni cruciali, tra le quali il genoma del coronavirus.

"Abbiamo lavorato giorno e notte per condividere le informazioni in modo uguale con tutti i membri dell'Oms e siamo stati impegnati in una comunicazione franca e schietta con tutti i governi", ha dichiarato il responsabile emergenze dell'Oms, Mike Ryan, commentando i contenuti dell'inchiesta giornalistica.

Riprende la sperimentazione sull'idrossiclorochina

Intanto, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha annunciato che riprenderà la sperimentazione sull'idrossiclorochina - sospesa per valutare la sicurezza del farmaco che aveva detto di usare anche Donald Trump - nell'ambito della ricerca di trattamenti per il Covid-19.

Il gruppo esecutivo comunicherà ai principali attori coinvolti nello studio la ripresa del trial con idrossiclorochina", ha detto Tedros in conferenza stampa virtuale, ricordando che la sospensione era stata decisa dal gruppo esecutivo del trial Solidarity. "Sulla base dei dati disponibili sulla mortalità, i membri del comitato hanno raccomandato che non vi siano ragioni per modificare il protocollo del trial", ha spiegato il direttore generale, assicurando che si continuerà a monitorare "la sicurezza di tutte le terapie testate nell'ambito dello studio Solidarity".

Preoccupa l'America Latina

Dall'Oms arrivano poi buone notizie sull'andamento dell'epidemia in Europa: "I casi continuano a calare, ieri abbiamo registrato il numero più basso dal 22 marzo", ha annunciato Tedros, dicendosi però "particolarmente preoccupato" per la situazione dei contagi in America Meridionale e in America Centrale, "dove molti Paesi stanno testimoniando un'accelerazione dell'epidemia".

Per quanto riguarda l'Europa, il direttore regionale dell'Oms, Hans Henri P. Kluge, ha ribadito l'appello alla cautela nella cosiddetta "transizione verso la nuova normalità", che - a suo dire - deve essere guidata "dai principi di salute pubblica, insieme a considerazioni economiche e sociali".

"Tutti coloro che a tutti i livelli decidono le politiche della ripresa", ha aggiunto in una dichiarazione ufficiale, "devono seguire un principio guida: una transizione graduale e attenta". "Una seconda ondata non è inevitabile", ha ammonito Kluge, "con sempre piu' Paesi che allentano le restrizioni è chiara la minaccia che i contagi possano salire e una seconda ondata potrebbe essere estremamente distruttiva".