Retinoblastoma, l'impegno di CBM in Uganda

Ssa

Roma, 19 feb. (askanews) - Nel mondo, ogni anno, si registrano 9.000 nuovi casi di retinoblastoma, il tumore dell'occhio. Frequente soprattutto nei bambini dai 2 ai 3 anni può colpire uno o entrambi gli occhi. Se diagnosticato agli stadi iniziali, il 96% dei casi si risolve con successo. La parola d'ordine è però tempestività, come spiega la dottoressa Martina Angi, oncologo oculare dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano: "Il retinoblastoma è un tumore importante da riconoscere perché se non curato in tempo esce dall'occhio, colpisce gli altri organi e può portare alla morte dei bambini. Il trattamento è complesso: lo scopo fondamentale è salvare la vita del paziente, poi conservare l'occhio e se possibile la vista".

Se salvare la vita del paziente resta l'obiettivo principale esiste però una discrepanza di numeri: mentre nei Paesi ad alto reddito oltre il 90% dei bambini affetti da retinoblastoma sopravvive, nei Paesi in via di sviluppo il 70% muore. "Nei Paesi del Sud del mondo i bambini giungono molto tardi all'attenzione dei medici, quando la malattia oculare diventa evidente. Questo perché non c'è la consapevolezza dei segni precoci. Questa condizione associata alla limitatezza delle cure offerte in certi Centri ha delle grosse implicazioni sulla sopravvivenza del paziente" ha concluso la dottoressa Angi.

Per questo in Uganda, dove il 72% della popolazione vive nelle zone rurali più povere e isolate e dove non ci sono ospedali, CBM sostiene dal 2006 l'unico programma nazionale di prevenzione e cura del retinoblastoma presso l'Ospedale Ruharo. "In Uganda, il nostro obiettivo prioritario è ridurre la mortalità dei bambini colpiti da retinoblastoma salvando la loro vista e la loro vita. Non è facile, la tempestività in questi casi è fondamentale per evitare che la malattia si diffonda ulteriormente" ha dichiarato Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus.

Il programma, attivo presso il Ruharo Eye Centre a Mbarara, nella parte sud occidentale dell'Uganda, fornisce ai bambini malati di retinoblastoma un trattamento completo: dall'identificazione al trattamento con chemioterapia o chirurgia; dalla riabilitazione con protesi oculari ai controlli di breve e lungo termine. Così come ci racconta Calist Bidwel, infermiere presso l'Ospedale Ruharo: "Lavorare con i bambini malati di retinoblastoma è una grande sfida: da una parte c'è la loro sofferenza e la paura dei genitori di perderli; dall'altra la speranza che se diagnosticato in tempo il tumore è curabile. Le protesi utilizzate per coloro che subiscono l'enucleazione dell'occhio sono fondamentali, così come la giusta prognosi, ma ancora di più lo è la possibilità di andare a scuola e di poter studiare senza essere discriminati o derisi".