Retrospettiva dell'autore di Seven e Fight Club

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fincher 2
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Gli anni ’90 hanno visto l’esordio di molti e importanti registi, soprattutto nel panorama hollywoodiano.

Uno dei più conosciuti e affermati è sicuramente David Fincher.

Nell’arco di trent’anni di carriera il nostro è stato il regista di grandi film di culto e, negli ultimi anni, collaboratore d’importanti progetti con Netflix.

Ma andiamo a ripercorrere brevemente le tappe della sua gloriosa carriera…

I primi film

David Andrew Leo Fincher nasce a Denver il 28 agosto 1962, e cresce a Marin County, California, per poi diplomarsi con ottimi voti alla Ashland High School, in Oregon.

A 18 anni inizia già a muovere i primissimi passi nel mondo dell’audiovisivo.

Viene assunto alla Korty Films, a Mill Valley per poi approdare alla Industrial Light & Magic, la celebre azienda di effetti speciali di George Lucas.

È assistente agli effetti visivi in grandi film come Il ritorno dello Jedi, La storia infinita e Indiana Jones e il tempio maledetto.

Nel 1984 incomincia a dirigere spot televisivi, per importanti brand quali Nike, Coca-Cola, Budweiser, AT&T e Chanel

Dirige anche alcuni videoclip musicali, per gente come Madonna, Sting, The Rolling Stones, Michael Jackson, Aerosmith

Nel 1986, insieme ad alcuni colleghi, fonda la Propaganda Films.

I’esordio cinematografico arriva nel 1992 con la regia di Alien 3.

Il film, stravolto e accorciato di almeno mezz’ora dai produttori, non ottiene il successo sperato.

Ma non c’è da preoccuparsi perché per fortuna ha una seconda possibilità, e questa volta non fallisce.

Con Seven, nel 1995, arriva il meritato successo mondiale.

Il film, interpretato da Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey e Gwyneth Paltrow è diventato un cult e uno dei thriller più apprezzati degli ultimi ’30 anni.

David, ci prende gusto, e soltanto due anni dopo, propone un altro film estremamente interessante: The Game – Nessuna regola.

Non ottiene lo stesso successo ma con il tempo anche questo lavoro si lascerà apprezzare.

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Da Fight Club a The Social Network

Il ventesimo secolo, prima di giungere al capolinea, regala alcune gemme di rara bellezza e importanza.

Una di queste è firmata da David Fincher con il suo Fight Club. Peccato, però, che il film all’inizio divida molto.

Tante critiche, anche spietate, e risultati scarsi al botteghino. Solo grazie alla distribuzione home video, il capolavoro di Fincher ha la possibilità di rifarsi e diventare un grande cult.

Nel 2002, più per commissione che per altro, forse un po’ stanco di dirigere solo grandi film, lo troviamo dietro la macchina da presa del modesto Panic Room.

Fincher, a sua discolpa, parla di problemi avuti con la produzione, e della troppa fretta che si ha avuto nel concludere la lavorazione.

Aspetta quindi qualche anno per tornare con l’ambizioso Zodiac, forse il suo film preferito.

La critica, al Festival di Cannes, è tiepida, il riscontro non è esaltante come ci si aspettava.

Nel 2008 torna al successo planetario con il patinato Il curioso caso di Benjamin Button.

Nel 2010 gli arriva l’offerta di dirigere The Social Network

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Gli ultimi film

Dirige il remake americano di Millennium – Uomini che odiano le donne e per i successivi anni si dà alla televisione.

Interessato dalle possibilità produttive e creative sorte, anche grazie alla nascita di potenti colossi del settore come Netflix.

Nel 2013 è il regista principale della serie di successo House of Cards – Gli intrighi del potere, mentre nel 2017 è al lavoro in Mindhunter, serie thriller molto apprezzata dai cinefili.

Nel 2014 torna al cinema con il riuscito e inquietante Gone Girl.

Sul finire dello scorso anno è uscito Mank. Il film è candidato a 10 premi Oscar!