Rettore Cattolica: Università nate da crisi, sapranno superarle

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 13 apr. (askanews) - Le università "esistono per dare un futuro ai giovani attraverso la conoscenza e così assicurare la continuità di una civiltà. E sono nate dalle crisi, per questo non dobbiamo temere della loro capacità di superarle". E' questo uno dei passaggi del discorso del Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore pronunciato stamane in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'Anno accademico, nel centesimo anniversario della sua fondazione. "L'Università Cattolica - ha detto il professor Anelli - ha attraversato il '900 e tutti i suoi rivolgimenti, affrontato i momenti difficili e contribuito con passione a quelli di crescita. È risorta dalle macerie della guerra; ha partecipato alla costruzione della coscienza dell'Italia repubblicana, con un'importante presenza di propri laureati e docenti all'Assemblea costituente e poi in posizioni di responsabilità politica e istituzionale; ha vissuto il rinnovamento del Concilio Vaticano II e la trasformazione delle università conseguente alla contestazione giovanile; ha insomma accompagnato l'evoluzione della società italiana, sempre restando testimone dei propri valori, salda nel riferimento trascendente, vigile custode della propria indipendenza".

"Il più grande dono che questo Ateneo può rivendicare di aver dato alla società italiana sono, più ancora della ricca produzione scientifica e della testimonianza culturale, le persone che qui sono state educate - ha aggiunto il rettore Anelli - I nostri oltre 300 mila laureati e diplomati dalla fondazione. Sono loro i testimoni che portano nella società, nel lavoro, nelle loro famiglie i fondamenti intellettuali e morali che hanno appreso negli anni di studio. Il valore sociale di un'università si misura dalla qualità delle persone che ha educato. E sono tanti gli Alumni dai quali questo Ateneo è onorato di farsi rappresentare nella società". "Senza quei ragazzi - ha proseguito - senza la coraggiosa fiducia che li ha spinti a 'scommettere' il loro futuro su un ateneo nascente, nulla sarebbe stato possibile. Ed è, in verità, un gesto fondativo che si rinnova ogni anno, quando nuove matricole decidono di affidare a questa università una parte importante delle loro aspettative per il futuro. I nostri 45.000 studenti attuali rigenerano costantemente, con la loro scelta e la loro presenza, la radice stessa questo Ateneo".

"Gli studenti, che non appena è loro consentito tornano a popolare i chiostri, ci assegnano tacitamente ma chiaramente un compito: fare in modo che l'università, pur impadronitasi delle tecnologie, rimanga anche in futuro un luogo, nel quale le persone si incontrano e crescono insieme. A loro, e ai ragazzi che oggi stanno vivendo la scuola tra le pareti domestiche e che presto varcheranno le porte delle università, dobbiamo risposte. Onorare il nostro passato - ha osservato il rettore - non si esaurisce nel celebrarlo o nel rispettare le tradizioni: ci viene richiesto - e lo faremo - di dimostrare la stessa misura di audacia, passione e originalità di pensiero che sono stati necessari per concepire l'idea stessa di questa Università e poi per realizzarla". "Questo primo secolo - ha concluso - non è storia passata: è una 'fabbrica' perennemente operosa, come un'antica cattedrale, che consegniamo a tutti coloro che scriveranno le prossime pagine della vita dell'Ateneo".