Riace, Mimmo Lucano condannato a 13 anni: "Vicenda inaudita, mi aspettavo assoluzione"

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REUTERS/Yara Nardi
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Il Tribunale di Locri, in provincia di Reggio Calabria, ha condannato l'ex sindaco di Riace, Domenico "Mimmo" Lucano, a 13 anni e due mesi di reclusione nel processo "Xenia" sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. Sotto la sua gestione, il paesino calabrese era diventato un punto di riferimento mondiale per l'accoglienza dei migranti, tanto che il regista Wim Wenders vi aveva girato un film per raccontarne la storia. Poi, però, Lucano fu arrestato. Ora la condanna. La pubblica accusa aveva chiesto 7 anni e 11 mesi, ma i giudici hanno quasi raddoppiato la pena. Immediata la reazione dell'ex sindaco: "Questa è una vicenda inaudita, mi aspettavo l'assoluzione", ha detto.

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Le accuse nei confronti di Lucano, che è anche candidato alle prossime regionali a sostegno di Luigi de Magistris, sono di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti. "Sarò macchiato per sempre per colpe che non ho commesso", ha detto Lucano, "grazie, comunque, lo stesso ai miei avvocati per il lavoro che hanno svolto. Io, tra l'altro, non avrei avuto modo di pagare altri legali, non avendo disponibilità economica".

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I giudici di Locri hanno ritenuto Lucano colpevole di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa, peculato e abuso d’ufficio. L'ex sindaco di Riace era stato arrestato e posto ai domiciliari il 2 ottobre del 2018. Tra le accuse c'era quella di aver "favorito matrimoni di comodo" tra cittadini riacesi e donne straniere per fare ottenere a queste ultime la cittadinanza e di aver consentito a due cooperative, prive dei requisiti, di assicurarsi il servizio della raccolta dei rifiuti urbani. Lucano ha, però, sempre respinto queste accuse professandosi innocente. Purtroppo, i giudici non gli hanno creduto.

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