Riapertura palestre, tutte le speranze nel prossimo Dpcm

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 11 feb. (askanews) - Ristorare chi è stato costretto a chiudere e rimborsare le spese che è stato comunque necessario sostenere. Serve "una mano sulla coscienza" e capire che "l'attività motoria è essenziale" per sostenere il settore delle palestre, che spera che il prossimo Dpcm - atteso non prima del 5 marzo - recepisca le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico favorevoli a una riapertura, anche se con norme stringenti.

"Se avessi dovuto pagare l'affitto di casa io avrei già chiuso la mia attività", racconta ad askanews l'amministratore di Just Fit Roma, palestra nel quartiere romano dell'Alberone gestita della società Health Fit, Tiziano Boccacci, "Lavoro in collaborazione con altre figure professionali, come un fisioterapista, un osteopata e una nutrizionista. La mia non è una palestra di allenamento libero, noi facciamo esclusivamente one-to-one e personal training per innalzare la qualità del servizio. Personalizzando il più possibile la proposta al cliente. Purtroppo il nostro codice Ateco, quello delle palestre, è il 911300: anche se noi lavoriamo con lezioni individuali, non possiamo comunque, per decisioni burocratiche, essere aperti, anche lavorando individualmente. Fa fede il codice Ateco e se venissero dei controlli saremmo sanzionati...Siamo in questa situazione dal 26 ottobre, dopo il lockdown eravamo riusciti ad aprire nel periodo estivo fino ad agosto, per poi di nuovo essere costretti a richiudere..."

Quello di Boccacci è un po' il grido di allarme e dolore di tante strutture di fitness in Italia. "Il nostro problema è questo: la riapertura non prevede l'utilizzo delle docce, ma l'apertura degli spogliatoi esclusivamente per cambiarsi", sottolinea, "Dovremmo avere 3 metri di distanziamento sociale a persona, facendo allenamenti individuali, ognuno se possibile dovrà portare il proprio tappetino, o comunque sarà necessario disinfettare tutti i materiali forniti dalla struttura. Dovranno esserci dispositivi di sanificazione in tutti i luoghi della palestra cui il cliente ha accesso. Possiamo sostenere queste direttive, ma abbiamo avuto costi pesanti già a inizio pandemia perché ci siamo uniformati nel posizionamento di sanificatori e dispositivi di igienizzazione. Poi ci hanno fatto chiudere: è vero che queste spese sono rimborsabili, ma noi ad esempio siamo un'attività neocostituita e non abbiamo precedenti storici su cui "rivendicare" ristori. Abbiamo ricevuto una prima tranche di 2mila euro, soltanto l'affitto ne costa 3mila mensili...Ci hanno dato la possibilità di rimborso con una nota di credito del 60 per cento del canone di locazione, ma è purtroppo il proprietario del locale che deve essere d'accordo nel concerdecelo. Se quella persona vive di quell'affitto, io di fatto sto togliendo soldi una famiglia. Abbiamo riaperto, ci hanno mandato un'altra volta in lockdown dal 26 ottobre e ci hanno dato 4mila euro. Noi le cifre di ottobre e novembre dell'anno precedente le avevamo come termine di confronto, ma non le hanno prese in considerazione. Dal 26 ottobre non percepiamo ristori, ci hanno dato mille euro al mese. La palestra è chiusa, l'affitto bisogna onorarlo con i soldi propri pur avendo delle note di credito...".

Non solo. "Siccome siamo stati zona arancione, ho comunque dovuto versare l'Inps e sono arrivate anche tutte le bollette (acqua, luce, gas, telefono...)", aggiunge, "Bollette che vengono poi calcolate con il consumo presunto, non effettivo...Al di fuori di questo le spese personali non sono state sospese: se una persona deve pagare il mutuo di casa, il bollo della macchina, come fa a pagarle se non dispone del proprio reddito? Io questo lo trovo assurdo.

Nella mia attività, prosegue Boccacci, "io sono specializzato in Ampa (attività motoria preventiva adattata), che serve a prevenire le malattie: io alleno molte persone proprio per scongiurare che si rivolgano a un medico, se sono chiuso quelle persone dal medico ci andranno intasando le strutture medico-sanitarie che non è esattamente il massimo in questo momento...Lo sport spesso è anche prevenzione e stimolo per stili di vita corretti. Fa un po' rabbia poi vedere altri generi di attività aperti!". In alcune "regioni", ha sottolineato, "figure professionali come la mia lavorano addirittura nelle ASL".