Riaperture 26 aprile, Rezza: "Rischio, ma pronti a intervenire"

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Le riaperture dal 26 aprile sono "un rischio" ma in caso di ripresa dei contagi ci sono gli strumenti per "intervenire subito". Lo dice Giovanni Rezza, capo della Prevenzione del ministero alla Salute e membro del Cts, in un'intervista a 'Repubblica'.

"Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 100 e per chi campa con un’attività che ha dovuto chiudere è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi, dopodiché nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga", riconosce Rezza, sottolineando che "abbiamo un sistema di allerta precoce, per intervenire subito".

"Una eventuale crescita della curva - sottolinea- si vedrà a distanza di due-tre settimane. Nel momento in cui allenti è normale che l’epidemia possa ripartire, a meno che non intervengano fattori esterni, come l’allargamento della vaccinazione. Noi poi abbiamo un sistema di allerta precoce, che consente di attuare misure restrittive prima che la curva riparta".

I contesti più pericolosi, rileva Rezza, "sono quelli al chiuso, dove si sta senza mascherina. Per quello è prevista solo la ristorazione all’aperto, con il distanziamento. All’interno dei locali senza aerazione naturale e senza un idoneo distanziamento il rischio si corre. Certo, nei musei anche al chiuso la situazione si gestisce benissimo. Alcune attività all’aperto, come il calcetto e gli sport da contatto, un rischio lo comportano, anche se ci sono ricerche che comunque non le considerano così pericolose"