Riaperture, dopo Salvini anche le Regioni contro Draghi

Luciana Matarese
·Giornalista
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Federal secretary of "Lega" Italian party Matteo Salvini with Massimiliano Fedriga (L), candidate of the center-right to president of the Friuli Venezia Giulia Region, during the closing rally of the electoral campaign in Trieste, Italy, 27 April 2018. ANSA/ANDREA LASORTE (Photo: ANDREA LASORTE/ANSA)
Federal secretary of "Lega" Italian party Matteo Salvini with Massimiliano Fedriga (L), candidate of the center-right to president of the Friuli Venezia Giulia Region, during the closing rally of the electoral campaign in Trieste, Italy, 27 April 2018. ANSA/ANDREA LASORTE (Photo: ANDREA LASORTE/ANSA)

La battaglia politica sul decreto riaperture, appena approvato dal Consiglio dei ministri, sembrava finita. E invece. Dal fronte delle Regioni si alza lo scontro e il segretario della Lega, Matteo Salvini, fa sponda al presidente del Friuli Venezia Giulia e delle Regioni e delle Province Autonome, Massimiliano Fedriga. “Si è incrinata la leale collaborazione tra Stato e Regioni”, ha tuonato stamattina quest’ultimo. Poco prima aveva firmato una convocazione straordinaria della Conferenza per le 15.30 di oggi. Qualche ora dopo Salvini ha sentenziato: “Le Regioni fanno bene a lamentarsi, non sono state ascoltate su nulla”.

Materia del contendere, la scelta del Governo di tenere fermo il punto sul coprifuoco alle 23, come aveva ripetutamente chiesto il segretario della Lega, Matteo Salvini arrivando al muro contro muro fin dentro il Consiglio dei ministri coi ministri che non hanno votato il provvedimento, e rimodulare la percentuale - dal 60 al 70% - degli studenti da far rientrare a scuola in presenza da lunedì 26 aprile.

Decisioni, ha sottolineato Fedriga, sulle quali nella Conferenza Stato-Regioni si era raggiunta l’unanimità. Spostare il coprifuoco dalle 22 alle 23 è “una proposta assolutamente responsabile”, qualcuno “mi spieghi perché un’ora di distanza farebbe schizzare i contagi in alto”, ha puntualizzato il presidente intervenendo a Radio Kiss kiss, aggiungendo: “Un’ora in più non penso che rappresenti un problema per il rischio pandemico”.

Superati i partitismi, dunque, come sulla riprogrammazione del rientro a scuola in presenza. Fronte sul quale “c’è un problema politico e istituzionale importante - ha spiegato il presidente regionale del Friuli Venezia Giulia - In Consiglio dei Ministri è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave, non credo sia...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.