Riaprire la scuola perché la scuola non riapra

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·2 minuto per la lettura
Lesson in the square of Palazzo Lombardia by the group Studenti Presenti to protest against the DAD (distance learning) on November 19, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Lesson in the square of Palazzo Lombardia by the group Studenti Presenti to protest against the DAD (distance learning) on November 19, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

L’annuncio del rientro a scuola “tutti in presenza dal 26 aprile”, impegno preso dal premier Mario Draghi in conferenza stampa, nel giro di quattro giorni si trasforma in un obiettivo da raggiungere senza una data ben precisa. Come si usa dire in questi casi, in cui i politici sono costretti a tornare sui loro passi, si parla vagamente di un “prima possibile”. Che tradotto significa “speriamo che almeno a settembre tutti gli studenti possano tornare a scuola in presenza”. Per adesso, poco cambia. Dalla prossima settimana fino alla fine dell’anno scolastico, gli studenti delle scuole superiori continueranno in parte la didattica a distanza. Attualmente il 50% degli alunni siede tra i banchi mentre l’altro restante segue le lezioni da casa. Con le nuove regole, la soglia minima in presenza è stata aumentata del 10%. Si è dunque ben lontani dall’auspicato 100% in presenza. Così il governo, sotto il fuoco di fila arrivato dalle Regioni, si è dovuto arrendere: i mezzi pubblici non avrebbero retto a un tale aumento dell’utenza giornaliera.

Nel dettaglio, si legge in decreto, “dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, affinché nella zona rossa sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e, fino a un massimo del 75 per cento, della popolazione studentesca”. Mentre in zona gialla e arancione la didattica in presenza delle scuole superiori deve essere garantita “ad almeno il 60% e fino al 100% della popolazione studentesca”.

In sostanza il governo lascia ai presidenti di Regione, insieme ai prefetti, ai rappresentanti locali e ai singoli dirigenti scolastici la possibilità di decidere e quantificare quanti studenti possono torna...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.