Ricciardi: "Ho perso la faccia? Con lockdown si evitavano 70mila morti"

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"C'è chi dice che abbia perso la faccia perché oggi le cose vanno meglio, ma come si fa a dirlo? Sono morte 70mila persone nella seconda ondata, se avessimo fatto un lockdown ad ottobre e poi a febbraio avremmo evitato questi decessi. Ci sono stati 130 mila morti, 60mila nella prima ondata e 70mila nella seconda. Non scherziamo! Sono famiglie distrutte, anziani che ci hanno lasciato, la memoria del Paese. E ci sono media che scotomizzano tutto questo". Lo ha affermato Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e consigliere scientifico del ministro della Salute, protagonista di una lezione speciale del nuovo master in Comunicazione sanitaria dell’Università Cattolica, dal titolo 'Comunicare la salute durante la pandemia. Verità, fake news ed etica dell’informazione'.

"In una settimana in Gran Bretagna la variante indiana è diventata predominante arrivando al 75% delle infezioni. Il problema è che va a trovare un substrato di persone che non sono straordinariamente protette ma solo blandamente perché si è scelto di fare, azzardando, una prima dose di vaccino a tutti. Così cominciano ad emergere contagi in chi è vaccinato. Questo ci dice di come all'inizio la Gran Bretagna, che sembrava essere uscita da una situazione difficile con buoni risultati, dopo un mese rischia di trovarsi in una situazione compromessa. La scelte della politica devono essere supportate dalle evidenze scientifiche", ha aggiunto.

Negli ultimi mesi "ho deciso di parlare solo con il ministro Speranza per consigliare il Governo e scrivere su 'Avvenire' - ha precisato Ricciardi - Non c'è possibilità di uscire dalla pandemia senza l'intervento dei governi e la collaborazione tra Stati. C'è chi ha gestito bene l'emergenza con lockdown tempestivi e il blocco della mobilità che impedisce al virus di muoversi perché è trasportato dalle persone. Un esempio virtuoso è stata la Nuova Zelanda, che ha ben fatto anche nella comunicazione alla popolazione. Il primo ministro era spesso in televisione a spiegare quello che stava accadendo".

Per quanto riguarda l'immunizzazione, "c'è un 15-16% della popolazione che teme i vaccini ed esita nel farli. Non sono no-vax, che invece sono una percentuale irrisoria Quando è scoppiato il caso AstraZeneca ho ricevuto molte telefonate di persone di grande cultura e competenza nel loro settore, terrorizzate nel doversi sottoporre al vaccino. Questo ci fa capire quanto l'esitazione non sia soltanto delle persone meno istruite, ma anche di quelle più colte. Per affrontare questa esitazione si deve intervenire e la comunicazione dovrebbe essere agile, flessibile, provocatoria e ispirante per convincerli. Invece le pubbliche amministrazioni non la sanno fare", afferma ancora.

"Se produci spot di pochi secondi, anche girati da un grande regista - aggiunge - hanno effetto zero. Io all'Istituto superiore di sanità ho provato a cambiare la comunicazione con un sito 'ad hoc', ma ho avuto grandi difficoltà. Oggi il sito dell'Iss ha 4 mila follower, troppo pochi".

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