Ricciardi: in Italia 'allerta 7', governi esitano

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

I governanti in Italia e in altre parti d’Europa esitano a prendere misure restrittive più severe per contrastare il coronavirus, ma è una strategia controproducente. Lo sostiene Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, che parlando alla Dpa, avverte: "Esitano, hanno paura di danneggiare l'economia, ma non capiscono che così causano il doppio del danno".

Rimandando restrizioni nell’immediato, i governi "sono poi costretti a prendere decisioni che portano ad una chiusura totale" ancora più dannosa per l'economia, spiega Ricciardi. "Guardando in giro, è chiaro che i politici, anche quelli che hanno una visione, fanno fatica a seguire i pareri della comunità scientifica - ha sottolineato, lodando la gestione tedesca della crisi - La cancelliera Angela Merkel è tra le poche eccezioni, ma anche in Germania la situazione peggiorerà se non vengono prese le decisioni necessarie”.

Le parole di Ricciardi arrivano dopo il record di 16.000 casi giornalieri registrati ieri in Italia. Alla domanda su quanto sia grave la situazione nel nostro paese su una scala da uno a dieci, ha risposto con un sette: “Inoltre, avevo predetto che avremmo avuto 16.000 nuovi casi al giorno entro Natale, e ci siamo arrivati ieri. Potete ben capire come questo ritmo sia assolutamente insostenibile".

Ricciardi suggerisce che c'è ancora tempo per l’applicazione di misure "proporzionate" prima di arrivare ad un lockdown nazionale, che il governo italiano vuole assolutamente evitare. Le aree più colpite come Milano, Napoli, Roma e parti della Liguria e del Piemonte richiedono "chiusure regionali che non devono essere necessariamente così lunghe: due settimane potrebbero essere sufficienti per interrompere la crescita esponenziale".

Tuttavia, il professore ritiene che la seconda ondata del virus sia "potenzialmente più pericolosa" di quella che ha devastato l'Italia all'inizio dell'anno. Primo, perché il virus non è più concentrato nelle regioni settentrionali più ricche e con sistemi sanitari migliori; secondo, perché la seconda ondata sta arrivando in autunno, piuttosto che in primavera. "Stiamo andando verso l'inverno, quando tornano i virus dell'influenza e della parainfluenza, quindi rischiamo due epidemie sovrapposte. Potrebbe essere molto peggio" per il sistema sanitario, avverte Ricciardi.