Ricciardi: "Non è il picco, a gennaio rialzo fortissimo. Al sicuro con la terza dose"

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Walter Ricciardi (Photo: Reuters)
Walter Ricciardi (Photo: Reuters)

La terza dose di vaccino, contro Omicron, protegge dall’infezione e dallo sviluppo di malattia grave, anche se non del tutto. Lo ha detto a Sky TG24 Walter Ricciardi, presidente della Federazione mondiale di Sanità Pubblica. “Il ciclo di base con due dosi protegge fortemente dalla malattia grave ma non dall’infezione - ha spiegato - per cui è necessario essere rafforzati nella protezione dalla dose di richiamo”. Ricciardi ha aggiunto: “Proprio ieri è uscito uno studio che dice che Omicron sembra meno violenta dal punto di vista della manifestazione clinica, ma per dire la parola fine su questo dobbiamo aspettare. Ci muoviamo in un terreno dove ci sono comunque tanti vaccinati, quindi prima di dire che è meno violenta dovremmo vedere quali sono gli effetti sulle persone non vaccinate, che nei Paesi occidentali sono una minoranza ma importante”.

Alla domanda sul rischio di superare i 100mila casi al giorno, come appena avvenuto nel Regno Unito, l’esperto risponde: “Purtroppo sì. L’uso delle mascherine FFP2 è legato al fatto che la variante omicron è molto più contagiosa. Prima di essere bloccata da vaccini e mascherine salirà a dei numeri che anche per noi saranno similari a quelli degli altri Paesi”. Secondo Ricciardi il picco non è ancora stato raggiunto. “Avremo ancora una crescita implementare nel mese di dicembre, come altri Paesi corriamo il rischio di raggiungere molti casi a gennaio. Dobbiamo ancora resistere e tutte le misure sono finalizzate a far sì che il picco arrivi prima possibile e non sia altissimo”.

Un picco che potrebbe arrivare a breve. “Prevedo che a gennaio ci sarà un rialzo fortissimo dei casi e quindi in quel momento dovremo fare il punto della situazione e vedere se dovremmo introdurre ulteriori misure”. L’Italia, ha detto Ricciardi, “senza l’obbligo vaccinale, ha raggiunto una delle coperture più alte del mondo, introdurre l’obbligo per tutti è una misura estrema e divisiva, necessaria per Paesi come l’Austria e la Germania che hanno una bassa copertura vaccinale”. Le operazioni a contatto con il pubblico, secondo l’esperto, “dovranno prevedere prima o poi l’obbligo vaccinale”.

Intanto anche Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista a Repubblica, conferma le parole di Ricciardi. “Nelle ultime due settimane si sta diffondendo progressivamente la variante Omicron - ha detto - in questo momento convive con la Delta, ma in prospettiva finirà per dominare, visto che è molto più trasmissibile. Il numero dei casi quindi è destinato a crescere ancora”. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità ritiene che sia il momento “di ritirare fuori quella che io definisco la nostra ‘cassetta degli attrezzi’ per contrastare il virus”. E mette in guardia quindi sulle misure comportamentali a seguire durante le feste natalizie. “Dobbiamo essere attenti ai nostri comportamenti e consapevoli che la variante Omicron circola molto velocemente in Italia, proprio per non rinunciare agli affetti. L’augurio per tutti è di essere così, sereni ma attenti”.

In un’intervista a La Stampa Guido Rasi, consulente del generale Francesco Paolo Figliuolo ed ex direttore dell’Ema, afferma che il diffondersi di Omicron ricorda “l’imprevedibilità” della situazione. “Abbiamo sempre ragionato come se stesse per finire, mentre siamo sempre più consapevoli che sia impossibile stabilire una data di conclusione della pandemia”.

In un’intervista al Foglio, Sergio Abrignani, immunologo e componente del Comitato tecnico scientifico, ha commentato il rapido aumento dei casi. “Già a capodanno potremmo raggiungere i dati britannici, con tutte le conseguenze del caso in termini di aumento di ricoveri e passaggio di colore per alcune regioni. Quando una minoranza condiziona in questo modo la vita della collettività, lo Stato deve imporre l’obbligo vaccinale”, ha detto riferendosi alla parte di popolazione non vaccinata.

Abrignani cita il dato dell’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, 1.010 persone ricoverate: “ma più dell′80% di questi sono non vaccinati - riflette - Se fossimo tutti vaccinati, avremmo circa 200 persone ricoverate nelle terapie intensive, rappresentati per lo più da over 70 con diverse patologie pregresse, dal momento che sappiamo che il vaccino è efficace circa tra l′83 e l′85% nella prevenzione della malattia grave. Sarebbero dunque numeri facilmente gestibili”. Quanto ai decessi - dice -, non avremmo 120 morti ma intorno ai 20 decessi giornalieri. Numeri paragonabili a quelli che registriamo durante il periodo estivo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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