Ricciardi: "Troppo presto per riaprire le regioni. I dati non sono certi"

Sacha Malgeri
Walter Ricciardi (Photo: ANSA)

Secondo Walter Ricciardi non è il momento di permettere la mobilità tra le varie regioni. Il consigliere del ministero della Salute, intervistato da Repubblica,  avverte che i dati sono troppo incerti al momento: “Per varie ragioni, i numeri non sono attendibili. La politica può prendere decisioni se è certa dei dati”.

 “II sistema di indicatori è stato elaborato a livello centrale, giustamente, ma è alimentato da attività di diagnostica e dalle segnalazioni delle regioni, quindi dipende dalle capacità di gestione dei sistemi regionali”, ha spiegato il professore. Dalla modifica costituzionale di questi indicatori, avvenuta nel 2001, ”raramente è successo che il sistema abbia funzionato in modo efficiente e tempestivo”. In questa situazione “il flusso dei dati non è solo amministrativo ma riguarda anche l’attività di laboratorio, le diagnosi. Quindi è ancora più complesso”.

Quindi, i dati “potrebbero non essere solidi. Se i numeri non sono certi si finisce per fare scelte che possono non essere corrette”. 

In Lombardia “hanno 20mila positivi a domicilio, senza contare gli asintomatici che non sanno di essere contagiati. Questi dati invitano alla massima prudenza. Poi il decisore è politico. La Corea ha chiuso con 70 casi e la Cina 40”. Lo afferma sempre Ricciardi in una intervista a Repubblica. Quanto sta accadendo in Corea, sottolinea, è la “dimostrazione di come il virus continuerà a circolare finché non sarà eliminato a livello globale.

Ci vuole un’azione mondiale coordinata e anche interventi molto decisi a livello locale”, “dal punto di vista di questa malattia 80 casi sono tanti. Del resto questa pandemia è iniziata da un solo caso. Quando si lascia un focolaio epidemico diffondersi, si passa da 2 positivi a 2mila dopo 15-20 giorni. Se non si controllano i focolai la malattia da un certo momento non si diffonde più in maniera incrementale ma esponenziale. Per questo vediamo interventi come quello della Corea oppure quello della Cina, che per pochi contagiati ha bloccato tutta una zona del Paese e fatto 7 milioni di tamponi in 7 giorni”.

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