Ricerca: gelosia, individuata nel cervello l'area della 'sindrome di Otello'

Pisa, 14 gen. (Adnkronos Salute) - La gelosia delirante a cui sono associati comportamenti aggressivi come lo stalking, il suicidio o l'omicidio sarebbe legata allo squilibrio di una specifica area del cervello. E' questo il risultato di uno studio condotto da un team di ricercatori del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell'università di Pisa, pubblicato sulla rivista 'Cns - Spectrums' della Cambridge University Press.

Secondo gli autori dell'articolo - Donatella Marazziti, Michele Poletti, Liliana Dell'Osso, Stefano Baroni e Ubaldo Bonuccelli - le radici neuronali della cosiddetta 'sindrome di Otello' si troverebbero nella corteccia frontale ventro-mediale, un'area del cervello che sovrintende complessi processi cognitivi e affettivi. "Abbiamo elaborato un modello teorico - spiega Marazziti - basato sull'osservazione clinica dei pazienti affetti da schizofrenia, alcolismo e morbo di Parkinson, nei quali sono molto comuni le manifestazioni di gelosia delirante, in particolare nei soggetti che soffrono di morbo di Parkinson e che sono curati con farmaci che incrementano la produzione di dopamina".

"L'indagine empirica delle basi neurali della gelosia è solo all'inizio e ulteriori studi sono necessari per chiarirne le radici biologiche", avverte Marazziti. Se infatti la gelosia è un sentimento del tutto naturale, il punto è individuare lo squilibrio biochimico che trasforma questo sentimento in un'ossessione pericolosa. Pensare che la relazione con la persona amata sia l'unica cosa importante della propria vita, interpretare erroneamente i comportamenti e i sentimenti del partner e percepire la sua perdita come una totale catastrofe sono ad esempio sintomi che alla fine possono portare a comportamenti aggressivi ed estremi. "La speranza – conclude Marazziti - è che una maggiore conoscenza dei circuiti cerebrali e delle alterazioni biochimiche che sottendono i vari aspetti della gelosia delirante possa aiutare ad arrivare ad un'identificazione precoce dei soggetti a rischio".

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