Ricerca: riutilizzare il Plasmix, rifiuto plastico non riciclabile

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 27 apr. (askanews) - Su una stima di 359 milioni di tonnellate di plastica prodotte all'anno nel mondo, l'Europa mantiene un ruolo di primo piano: ne produce il 17%, a fronte di una domanda interna pari a 51,2 milioni di tonnellate l'anno - per il 39,9% assorbita dagli imballaggi - che per circa la metà diventa rifiuto (25,8 milioni di ton/anno, per il 59% imballaggi post-consumo). L'Unione Europea ha stabilito che entro il 2030 tutti gli imballaggi plastici immessi sul mercato europeo dovranno essere riutilizzabili o riciclabili in modo efficace sotto il profilo dei costi, e almeno la metà dovrà essere effettivamente riciclato.

Per raggiungere obiettivi così sfidanti, cresce l'attenzione per il riciclo chimico: una modifica della struttura chimica stessa di un rifiuto in plastica, convertendola in molecole più piccole (monomeri) utilizzabili per produrre nuovi materiali vergini. Un processo complementare a quello meccanico finora diffuso, che apre possibilità inedite per frazioni ad oggi difficili da riciclare come la plastica mista o Plasmix, che incide per quasi la metà della raccolta differenziata della plastica.

Il Plasmix - informa la Statale di Milano - è il nome tecnico della plastica esclusa dal riciclo ed è composto da una miscela di materiali diversi, tra cui plastica (57%), carta e cartone (10%), legno (3%), tessuti (3%), inerti ed altri polimeri come PVC e ABS inadatti ai processi di riciclo (27%). Le componenti presenti nel Plasmix variano a seconda della partita analizzata, il che rende impossibile definirne una composizione standardizzata. Date le sue caratteristiche, questo materiale non si presta facilmente alla trasformazione e abitualmente viene bruciato per produrre energia, con negative ricadute sull'ambiente.

Il progetto PHOENIX-PusH fOr a valuable sEcoNd lIfe to PlasmiX mira a un utilizzo sostenibile del Plasmix e si incentra sul riciclo della sua frazione polimerica che viene già avviata a riciclo, ma che non trova allo stato attuale una valorizzazione soddisfacente. Il progetto è finanziato dal Fondazione Cariplo, ed è svolto da un team di ricercatori dell'Università Statale di Milano (dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali), Università del Piemonte Orientale e Politecnico di Torino.

Grazie a un approccio integrato che sfrutta le competenze multidisciplinari dei ricercatori coinvolti nel progetto (dalla chimica dei polimeri al design sistemico), il progetto PHOENIX verrà sviluppato su differenti livelli e avrà cinque principali obiettivi.

Il primo prevede di processare il Plasmix mediante modifiche chimiche e strutturali con successiva caratterizzazione dei nuovi materiali ottenuti da introdurre in un processo produttivo. Il secondo obiettivo sarà quello di valutare le caratteristiche costitutive dei nuovi materiali derivanti dalla modifica del Plasmix. In particolare, di resistenza agli agenti atmosferici, rilascio di sottoprodotti potenzialmente tossici e impatto ambientale. Il terzo obiettivo avrà un approccio economico in quanto si baserà sull'identificare le funzioni e i potenziali mercati a cui indirizzare i nuovi materiali. In questo modo, PHOENIX intende così affiancare un percorso di economia circolare accanto ai classici canali di gestione, smaltimento e riutilizzo del Plasmix.

Infine, gli ultimi due obiettivi saranno focalizzati sul sottoporre i nuovi materiali a un approccio di progettazione sistemica con lo scopo di creare un network con gli eco-designer e suggerire la creazione di diversi prodotti realizzati con tali nuovi materiali; e tradurre in un linguaggio semplice e comprensibile i risultati del progetto in modo da veicolare le informazioni ad un bacino di utenza il più ampio possibile.