Ricerca Sapienza: coltivare nel Sahara possibile

Red/Apa

Roma, 10 giu. (askanews) - Il clima arido del Sahara impedisce oggi ogni forma di agricoltura permanente, ma le ricerche condotte dalla "Missione Archeologica nel Sahara" diretta da Savino di Lernia del Dipartimento di Scienze dell'Antichit della Sapienza, in collaborazione con il "Department of Antiquities" di Tripoli e le universit di Milano e Modena-Reggio, raccontano una storia diversa.

Le attivit di coltivazione normalmente praticate nelle oasi sahariane, erano del tutto sconosciute in ambienti montani. Evidenze e testimonianze mostrano per come in occasione di piogge particolarmente abbondanti e durature, alcune aree del massiccio montuoso del Tadrart Acacus, in Libia sudoccidentale, venivano completamente inondate e le popolazioni Tuareg dei Kel Tadrart sfruttavano le acque raccolte in piccoli bacini, le "etaghas" (pozzanghere, nella lingua locale): qui la conformazione del territorio mantiene le polle di acqua per un periodo sufficiente alla coltivazione di grano, orzo, sorgo e altre piante.

La ricostruzione etnoarcheologica ed etnografica dei Tuareg Kel Tadrart ha permesso di tracciare l'uso agricolo di queste aree a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, evidenziando le modalit e i tratti caratteristici. Le indagini archeologiche, geoarcheologiche e archeobotaniche hanno inoltre permesso di comprendere come queste pratiche agricole fossero in realt ben pi antiche e probabilmente risalgono gi al Neolitico Tardo, circa 5500 anni fa. A questo sembrano infatti ricondurre le analisi al radiocarbonio di ritrovamenti sul luogo, nonch aspetti della cultura materiale e raffigurazioni di piante coltivate nelle pitture rupestri, che consentono di scattare un'istantanea dell'inizio dell'agricoltura nel Sahara.

Il deserto del Sahara ha assunto le forme attuali proprio dalla fine del Neolitico: i cambiamenti climatici e ambientali costrinsero i gruppi umani della preistoria ad adottare nuove strategie e modificare le loro abitudini, utilizzando queste aree allagate periodicamente come appezzamenti agricoli. Lo studio multidisciplinare della "Missione Archeologica nel Sahara" ha permesso di identificare un cambiamento radicale nelle modalit di sfruttamento di queste risorse idriche imprevedibili: nella tarda preistoria, con un clima umido su base stagionale, le coltivazioni agricole dovevano svolgersi sui margini di aree paludose via via che l'acqua si ritraeva (una pratica conosciuta con il nome di flood-recession agriculture), mentre nelle fasi storiche contemporanee l'agricoltura svolta unicamente in presenza di pioggia (rain-fed agriculture). Questa attestazione, gi nota e accreditata nella zona del Sahel, sembra essere l'unica del Sahara centrale.

Nello scenario attuale, caratterizzato da cambiamenti climatici e riscaldamento globale, la scoperta di antichissime tradizioni di coltivazione in ambienti aridi e in progressiva desertificazione, oltre a rappresentare un utile strumento per ricostruire la preistoria e la storia antica del Sahara, ha anche implicazioni importanti sulle forme di sviluppo sostenibile da praticare in ambienti marginali o desertici.