Ricerca, spiegata la genesi dei vulcani "anomali"

Red

Roma, 2 mar. (askanews) - Una ricerca dell'Università di Padova, pubblicata su "Nature", fornisce una chiave di lettura per comprendere la composizione del mantello terrestre e i processi dinamici che mantengono costante la quantità di acqua presente sulla superficie terrestre nel corso di milioni di anni, facendo luce sull'origine dei vulcani anomali.

La genesi di un vulcano è nota. Può nascere occasionalmente in alcuni ambienti di intraplacca e, molto più frequentemente, lungo fasce ben definite della superficie terrestre (i margini delle placche tettoniche) per risalita e decompressione di mantello caldo, oppure per iniezione di componenti bassofondenti rilasciati in profondità da fondali oceanici idrati che "affondano" verso l'interno della Terra (quest'ultimo è il caso dei vulcani dell'arcipelago giapponese la cui formazione è associata alla subduzione della placca Pacifica al di sotto del continente asiatico). Esistono poi edifici vulcanici di ambiente di intraplacca - spiega l'Università di Padova - che non sono inquadrabili in questa classificazione come quelli formatisi in Cina su un'area molto estesa. Uno di questi è il Changbai, situato al confine tra Cina e Korea del Nord a più di 1000 km ad Ovest del margine di placca giapponese. Infine esiste un altro gruppo di edifici vulcanici "anomali", i petit-spot individuati sui fondali dell'Oceano Pacifico fino a 600 km ad Est del margine di placca giapponese, che sono dei vulcani sottomarini di piccole dimensioni.

È proprio la genesi di questi vulcani situati a centinaia di km ad Est e a Ovest del margine di placca giapponese a essere oggetto di un lungo dibattito poiché non è riconducibile né al rilascio di fluidi da parte della placca Pacifica in subduzione né alla risalita di mantello più caldo.

Il Professor Manuele Faccenda e il Dr. Jianfeng Yang del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova hanno pubblicato sulla rivista "Nature" l'articolo dal titolo "Intraplate volcanism originating from upwelling hydrous mantle transition zone" che fornisce una chiave di lettura per comprendere la composizione del mantello terrestre e i processi dinamici che vi avvengono.

(segue)