Ricette metropolitane e un prof poco ordinario: i racconti incredibili di Gian Piero Piretto

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(Photo: Eggs Benedict a Manhattan)
(Photo: Eggs Benedict a Manhattan)

Gian Piero Piretto è un professore poco ordinario. Ci tiene a dirlo, addirittura a stamparlo sulla copertina suo ultimo libro - insospettabilmente un libro di cucina - che si intitola “Eggs Benedict a Manhattan” (Raffaello Cortina Editore). Un memoir che parte dall’infanzia piemontese (con il croccante di nocciole) e passa agevolmente tra gli Anni Settanta di Torino e Londra, gli Anni Ottanta di New York e Mosca per arrivare ai più recenti anni a San Francisco, San Pietroburgo, Berlino e Istanbul. Posti in cui Piretto ha vissuto e lavorato, ma pure mangiato e imparato ricette straordinarie.

Il tutto è nato da un blog, quindi da una passione, “La biblioteca della cucina” che si è fatta conoscere soprattutto attraverso i social, Facebook ad essere precisi. Ma è anche un libro nato nel lockdown, mentre il professore era bloccato in Lombardia.

“Un misto di narrazione autobiografica ed escursione gastronomica - spiega Piretto nella prefazione -: il risultato è una storia di viaggi e soggiorni scanditi anche dall’acquisto, dalla preparazione e dal consumo del cibo, rigorosamente lontana dal saggio accademico, come testimonia la quasi totale mancanza di note a piè di pagina e di bibliografia. La raccolta di ricette che ne è sortita è faziosa e settoriale, non razionale né sistematica: ne fanno parte quei piatti, quei drink e quei Paesi di cui ho avuto esperienza diretta”.

Le fonti a cui lo storico e docente italiano fa riferimento sono le persone incontrate nel corso dei suoi viaggi e del suo lavoro, e - come nella migliore tradizione - le ricette sono state tutte provate e cucinate anche nella sua cucina.

Si inizia da un dolce, il croccante che Piretto ha imparato a fare direttamente dalla nonna a Nizza Monferrato con le nocciole “tonda e gentile” delle Langhe (e da piemontese non potrebbe essere altrimenti). Ma poi si parla degli anni dell’Università a Torino da studente, a Palazzo Nuovo, tra palazzi antichi (e altre cose antiche). Del Teatro Stabile e della folgorazione per Il Maestro e MargheritaI e per il Novecento Russo.

Racconti incredibili, come i “finti Natali” con Nina Kaucisvili o le settimane prenatalizie sempre a casa Kaucisvili per la preparazione dei biscotti, i Lebkuchen. La bagna cauda mangiata a casa della prof. Sonia Falletti, con i cardi gobbi portati da Nizza. “Non soltanto la letteratura russa gli ho dovuto insegnare – commentava Nina Kaucisvili – ma anche a bere e a mangiare in compagnia.”

Dai suoi viaggi Piretto è tornato con più ricette: quella del burro di arachidi, il peanut butter (per cui servono solo 400 g di arachidi tostate in forno, 2 cucchiai d’olio e 1 pizzico di sale) e degli Yorkshire Pudding (anche qui pochi ingredienti: 2 uova, 100 g di farina, 100 g di latte, sale, olio e pepe). Per citarne due facili e veloci, da provare subito.

Ma ogni luogo è un ricordo e ogni ricordo passa attraverso una ricetta. Come quella del Pollo in salsa satsivi che Piretto collega ad un ristorante georgiano a Leningrado. O quella dei Golubtsy, gli involtini di cavolo. Il nome russo del piatto deriva dalla radice golub’, colombo o piccione. In Piemonte lo stesso piatto si chiama capunet (piccolo cappone).

Ultima curiosità, la ricetta che dà titolo al libro, quella degli eggs benedict rimanda Piretto a Little Odessa, il quartiere russo di Brooklyn. “A testimoniare - dice Piretto - che l’idea di “casa”, di confidenza, di “proprio e conosciuto”, di rassicurante è indipendente dall’ideologia politica e da ciò che la rappresenta, a dispetto dell’iconoclastia che ha caratterizza- to tutti i grandi momenti rivoluzionari”.

Huffpost (Photo: Huffpost)
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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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