Richeldi: "Il vaccino come la cintura di sicurezza: non evita l'incidente ma le conseguenze"

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Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), durante una diretta streaming, Roma, 27 ottobre 2020.  www.policlinicogemelli.it  +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ (Photo: www.policlinicogemelli.itANSA)
Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), durante una diretta streaming, Roma, 27 ottobre 2020. www.policlinicogemelli.it +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ (Photo: www.policlinicogemelli.itANSA)

E’ “urgentissimo” i che chi non lo ha ancora fatto si rechi ai centri vaccinali per la prima dose e chi ha completato il ciclo si prenoti per il richiamo per la terza dose. Lo dice il professor Luca Richeldi, direttore pneumologia al Policlinico Gemelli, in un’intervista al Corriere della Sera. “La forbice del rischio di malattia tra cittadini protetti anche dal richiamo e non si allargherà ulteriormente. Gli ospedali si riempiranno prevalentemente di malati privi di difese contro il Sars-CoV-2. Rischiano la pelle”, spiega. E in merito ai vaccinati che comunque finiscono in ospedale ”è statisticamente giustificato dal fatto che gli italiani vaccinati sono la stragrande maggioranza - spiega - sono pazienti con insufficienza respiratoria o che vengono ricoverati in via preventiva in quanto hanno diversi fattori di rischio per lo sviluppo di complicanze serie”.

Per Richeldi “la vaccinazione è come la cintura di sicurezza in automobile. Non evita l’incidente ma le sue conseguenze traumatiche. Eppoi alcune persone sono state mal consigliate anche da alcuni medici. Conosco una signora che in buona fede sta rimandando l’iniezione: soffre di allergie e un collega le ha detto, senza motivi validi, che è meglio aspettare. Ce ne sono tanti di casi come questo, purtroppo”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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