Richetti sul reddito di cittadinanza: “Pd era contrario, non lo voti”

Richetti reddito di cittadinanza

Matteo Richetti, uscito dal Partito Democratico a seguito dell’alleanza con il Movimento, commenta le proposte del governo in materia economica. In particolare si sofferma sul reddito di cittadinanza, un provvedimento a cui il Pd è sempre stato contrario e che secondo lui non va riconfermato.

Matteo Richetti sul reddito di cittadinanza

Per lui è una misura che non aiuta il lavoro ma lo scoraggia, senza produrre rimbalzo occupazionale e creando abusi. “Non sta producendo né inserimento lavorativo né contrasto alla povertà“, dice in Senato durante la discussione sulla Nadef.

Passato tra le fila di Siamo Europei con Carlo Calenda, porta anche degli esempi concreti per sostenere la sua tesi. Richetti spiega come alcune persone che avevano perso il lavoro nel 2019 gli hanno scritto dicendo di non poter percepire il reddito di cittadinanza. Questo infatti fa riferimento alla situazione reddituale del 2018, quando ancora loro lavoravano. “Queste persone sono povere e non hanno diritto al reddito: ecco spiegato che non serve ad abolire la povertà“, aggiunge.

Si sofferma poi sugli abusi, raccontando di imprenditori che, offrendo un lavoro ai ragazzi, si vedono rispondere che preferiscono avere il sussidio statale. Magari andando nei negozi e facendosi scambiare l’importo con della moneta da tenersi. “I controlli della Guardia di Finanza stanno evidenziando che il 60% di utilizzo pare di essere in maniera illecita e di abuso“, sostiene.

Non manca poi di criticare il Partito Democratico per votare una misura che aveva aspramente contestato. Stessa cosa che, ricorda, avverrà con Quota 100 ed è avvenuta con il taglio dei parlamentari. “Un’incoerenza clamorosa dettata da convenienza personale“, attacca.

Conclude illustrando le misure che come Siamo Europei vorrebbero portare avanti. Ovvero una rimodulazione del reddito di cittadinanza, “perché così non va bene“, e l’abolizione di Quota 100. Spiega infatti che il cavallo di battaglia di Salvini sta impiegando 8 miliardi e mezzo di risorse che per lui “andrebbero investite su chi un lavoro non ce l’ha, non su chi lavora e va in pensione due anni prima“.