Richiedenti asilo impacchettavano pennarelli per 150 euro al mese

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Tutti i giorni, sette su sette, senza riposi o ferie, con una pausa pranzo di pochi minuti, confezionavano scatole di pennarelli in un capannone senza riscaldamento alla periferia nord del capoluogo piemontese. Sorvegliati a vista dal datore di lavoro o dalla moglie, entrambi cittadini di nazionalità cinese, al momento dell'assunzione erano stati informati che il compenso giornaliero sarebbe stato di 18 euro se avessero prodotto almeno 1000 scatole. Nella ditta lavoravano circa 35 persone, tutti cittadini extracomunitari richiedenti asilo.  

Le buste paga, da cui venivano trattenuti dal datore di lavoro 50 euro mensili come costi per la preparazione delle medesime, avevano importi medi mensili di 150 e quando tre lavoratori hanno chiesto che la paga salisse a 25 euro, sono stati licenziati.  

Ieri mattina, assistiti dall'avvocato torinese Stefano Bisacca che ha anche presentato in procura un esposto per sfruttamento del lavoro, i tre si sono presentati davanti al giudice del lavoro che si è riservato di fissare una nuova data per ascoltare i testimoni. All'udienza non si è, invece, costituita l'azienda che risulterebbe in liquidazione. Ora sono in corso accertamenti per verificare se il materiale che veniva confezionato era contraffatto oppure no.