I ricordi sono fatti di materia e si possono trasferire: uno studio lo dimostra

Aplysia è una lumaca di mare che vive nell’oceano Pacifico (Getty)

E se i ricordi si potessero trasferire? La rivista della Society for Neuroscience (eNeuro) ha provato a rispondere al quesito, tirando in ballo le molecole Rna. Parlano lo stesso linguaggio del Dna ma non hanno la tipica struttura a elica.

L’ipotesi

Se la memoria di affida a molecole trasportabili, anziché alle connessione tra i neuroni del cervello, diventerà più semplice risvegliare nei malati i ricordi perduti o cancellare quelli che hanno provocato un trauma.

L’esperimento

L’autore del lavoro è David Glanzman, ex allievo del padre degli studi sulla memoria, Eric Kandel. La protagonista è l’Aplysia, la lumaca di mare, già al centro di altri studi sulle neuroscienze. Se viene disturbata, si difende spruzzano un liquido purpureo che tinge l’acqua tutto intorno.

Il trasferimento dei ricordi

Nel laboratorio di Los Angeles, all’Università della California, Glanzman ha indotto un riflesso di contrazione stimolando la coda di alcune lumache, con degli choc elettrici, senza far loro del male. Una scarica ogni venti minuti, per cinque volte, ripentendo la procedura il giorno seguente. A questo punto basta sfiorarli e il ricordo della piccola scossa subita li fa reagire, facendoli restare contratti per quasi un minuto.

Rna al centro

L’idea è che l’Rna, una classe di molecole multiformi e versatili, capaci di veicolare messaggi chimici, possa trasportare il ricordo. Per verificare l’ipotesi, l’Rna è stato estratto dal sistema nervoso delle lumache ansiose e iniettato in esemplari che non sono mai stati disturbati. Questi ultimi hanno iniziato a comportarsi come se avessero subito lo choc. Insomma, proprio come se la memoria fosse stata trasferita da un esemplare all’altro. Se l’ipotesi fosse confermata, vorrebbe dire che i ricordi non sono sono nelle sinapsi e potrebbero davvero essere trasferiti. Come un file, da un computer ad un altro.