"Ridatemi il mio procione Lucio. Grazie a lui sono rinata"

Manuela D'Alessandro

"Ridatemi Lucio, il mio procione. Grazie a lui sono rinata dai maltrattamenti che ho subito". Lo dice all'Agi la donna di 53 anni di origini ucraine alla quale, il 4 novembre scorso, i carabinieri di Milano hanno sequestrato l'animale perché' ritenuto 'pericoloso' in quanto la specie viene ritenuta portatrice sana di malattie come la rabbia e la leptospirosi.

Erano stati gli abitanti del quartiere di Baggio, dove risiede, a segnalare alle forze dell'ordine che la donna portava di sovente a spasso il procione al guinzaglio e anche al ristorante. Una prima 'vittoria', l'ex proprietaria della bestiola l'ha ottenuta perché il pm Sara Arduini, titolare dell'indagine, ha accolto la richiesta presentata dal suo avvocato, Giorgia Leone, di consentire un incontro tra lei e l'animale. I due, ha scritto il magistrato nel provvedimento, potranno rivedersi nella struttura in Emilia Romagna dove è stato portato il procione. Chi lo sta accudendo ha fatto sapere al legale che "Lucio sta bene e gioca".

Nel concedere la facoltà di incontrare il procione, il pubblico ministero non ha risposto nel merito all'istanza dell'avvocato che si è appellata al Trattata di Lisbona nel quale si legge che "l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere di animali in quanto esseri senzienti". Il difensore ha fatto anche riferimento alla giurisprudenza della Cassazione sul "dolore" e la "sofferenza" che anche gli animali possono provare.

"Ho salvato Lucio da una morte certa in Ucraina - dice la donna che ha subito maltrattamenti in relazione ai quali c'è una sentenza passata in giudicato nel 2017 a carico di chi aveva denunciato - l'ho allevato e alimentato a sole due settimane di vita. L'ho portato in Italia regolarmente vaccinato, microchippato , con regolare passaporto e libretto sanitario. L'ho chiamato Lucio come omaggio alla mia mia passione per Lucio Dalla".

In Ucraina, a differenza che in Italia, i procioni sono considerati 'animali domestici'. "Gli animali - spiega l'avvocato Leone - possono essere di grande aiuto in momenti di fragilita' come quello che vive la mia assistita, a causa delle violenze che ha subito". La donna rischia ora un processo in base all'articolo 6 della legge 50 del 92 che stabilisce il divieto di detenere alcune specie di animali che costituiscono un pericolo per la salute e l'incolumità pubblica.