Rider Milano: la Procura apre un’indagine per sfruttamento e caporalato

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La Procura di Milano ha aperto un’indagine conoscitiva a tutto campo sul mondo dei rider che lavorano nel capoluogo lombardo. L’obiettivo degli inquirenti è verificare le condizioni dei fattorini che ogni giorno consegnano cibo e bevande, per verificare eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza e sulla tutela dei lavoratori e di quelle igienico-sanitarie dei contenitori utilizzati per il trasporto dei pasti.

Rider Milano: l’indagine

L’indagine, al momento senza indagati e senza ipotesi di reato, è coordinata dal pm Maura Ripamonti e dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Nel mirino della Procura di Milano c’è soprattutto la tipologia di contratto stipulato tra i rider e le società di consegna a domicilio per cui lavorano. La maggioranza dei fattorini, infatti, risulta essere un lavoratore autonomo e non un dipendente, di conseguenza non godono di una polizza contro gli infortuni. Un controllo eseguito dalla polizia locale ha rivelato che circa 30 rider non sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Gli inquirenti monitorano gli incidenti stradali che coinvolgono i ciclofattorini. Le indagini potrebbero portare alla contestazione di reati ai datori di lavoro.

Le parole del procuratore

Le forze dell’ordine hanno iniziato a raccogliere le prime testimonianze e altri elementi da mettere a verbale lo scorso giugno. “È un’indagine doverosa sotto il profilo della prevenzione”, spiega il procuratore Siciliano. “Tutto nasce da una fotografia di una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Ormai muoversi di sera in città è diventata una sfida contro le insidie di distribuzione del cibo. Con questi rider che, nelle ore canoniche, sfrecciano senza alcun presidio e senza alcuna osservanza delle regole stradali, in contromano o sul marciapiede”. L’indagine “ci consente di esplorare questo fenomeno, che è ampio e in espansione ma senza controlli. La Procura preferisce intervenire prima ed esercitare un ruolo di prevenzione”.