"Ridicolo il cicaleccio dei filosofi sulla libertà che staremmo perdendo"

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(Photo: Riccardo Antimiani/ANSA)
(Photo: Riccardo Antimiani/ANSA)

Mentre saluto Franco Ferrarotti sulla soglia dello studio di Corso Trieste, ho appena finito di leggere “Osservazioni su La Voce di Giuseppe Prezzolini”, edito da Solfanelli, l’ultima gemma del professore emerito di Sociologia, vincitore del primo concorso della disciplina bandito in Italia. Da quella cattedra è sempre evaso, andando in giro per il mondo a cogliere quanto di nuovo il mondo offrisse, vivendo per scriverlo, per raccontarlo, dopo averlo osservato a fondo, come solo un gigante del pensiero sa fare.

Oggi, a 95 anni, molto vicino ai 100 di Prezzolini, osserva l’intellettuale italiano e lo vede in disarmo: “Eh, cosa vuole che le dica, caro D’Alessandro! Quando il filosofo va a caccia del contenuto, perde la propria essenza e si trasforma in un soggetto ridicolo. La filosofia non è contenuto, ma contemplazione. Ascoltare il cicaleccio di filosofi che si accapigliano sulla presunta libertà che staremmo perdendo, sulla democrazia in pericolo, sullo Stato di eccezione o di emergenza, è una colossale perdita di tempo e io di tempo non ne ho da perdere. Ho scritto su Prezzolini, persona versatile e multiforme, e sulla sua ‘Voce’, anche per riflettere sulla figura dell’intellettuale italiano, nel quale ha sempre luogo un’aoristica contrazione di tutta la storia nella sua biografia”.

È reduce dalla terza dose di vaccino, il professore, ma non si sente affatto un eroe: “Guardi, dobbiamo capire che non c’è altro da fare. È come soffiarsi il naso. C’è poco da stare a discutere. Lungi da me il pensare che si sia trovata la soluzione. Sono tentativi. Non è la prima volta nella storia dell’uomo e non sarà l’ultima. Si tenta, ma di tentativo in tentativo si arriverà a risolvere il problema. È sciocco prendere il tema Covid e farne motivo di una contesa inutile. Quando i filosofi erano impegnati a contemplare, a pensare, venivano fuori grandi libri e grandi idee. Quando si calano sulla cronaca spicciola e credono di potersi inventare chissà quali battaglie, scadono nel ridicolo e, ciò che conta, smettono di produrre opere di senso”.

Ferrarotti, pur non lesinando critiche alle Riviste e ai pensatori di un tempo, soffre per l’evidente cambiamento qualitativo: “La vita delle idee muta registro. C’è un deperimento della funzione ideativa, in una società iper-tecnicizzata, irretita e portata più alla ripetizione che all’invenzione. L’innovazione tecnica può dare l’illusione di grandi novità, ma troppo facilmente si ignora che la tecnica è un valore strumentale e una perfezione priva di scopo, paga di controllare l’esattezza funzionale delle sue operazioni interne”.

In un contesto così fragile e disarticolato, c’è il rischio che tanti esseri umani, come pappagalli, si mettano al seguito, via social o meno, alimentando notizie false, soffiando sul malcontento generale, di chi vorrebbe organizzarli per denunciare qualcosa che non esiste. Al mattino abbiamo davanti a noi i giornali, dove si delinea la farsa quotidiana sul vaccino e sul green pass. Al pomeriggio è possibile far visita a chi i giornali continua a leggerli, sapendo discernere la fuffa dalla polpa. Ritirato nel suo studio, ma non ritirato dal mondo, il pensatore conviene che non vi sia in giro alcun Giordano Bruno. L’eresia, il dissenso, la capacità di dire no, restano per Ferrarotti le coordinate irrinunciabili di un libero pensatore, ma eresia, dissenso e capacità di dire no impongono un prezzo da pagare, non da riscuotere. Nella società della conoscenza e della comunicazione manca la voce di Prezzolini, ma altre voci, fingendo di pensare altrimenti, bombardano i nostri giorni così complicati. Dalla qualità alla quantità.

È davvero questo il destino della filosofia? Il professore accenna un sorriso amaro. È ora di andare a pranzo. C’è da pensare a un altro libro, a un libro altro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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