Riduzione dei privilegi, ma tra parecchi anni

VanityFair

Primo passo, nell’Italia in crisi, verso la riduzione dei privilegi della politica: il Consiglio di Presidenza del Senato ha abolito all’unanimità gli assegni vitalizi ai parlamentari. Attenzione, però: la misura – già approvata dall’ufficio di presidenza di Montecitorio lo scorso 21 luglio – riguarderà solo i futuri eletti. Entrerà infatti in vigore a partire dalla prossima legislatura. Con un rischio: che i benefici del provvedimento sulle casse dello Stato si vedranno solo tra parecchi anni, forse una ventina.

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Restano infatti pensionati d’oro a carico dello Stato sia gli ex parlamentari (che già prendono il vitalizio) sia quelli in carica (che, trascorsi almeno cinque anni effettivi in Aula, maturano il diritto di averlo). E se questa legislatura arriverà al termine naturale del 2013, i politici di Montecitorio e Palazzo Madama avranno in ogni caso salvo l’assegno.

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Intanto, sono allo studio soluzioni per il “dopo”: i politici potranno essere inquadrati o in un sistema contributivo tradizionale (per cui il mandato da parlamentare diventerebbe assimilabile a un vero e proprio lavoro) oppure con la forma di rendita assicurativa. In entrambi i casi, sarebbe cura dell’onorevole versarsi i contributi. L’ex parlamentare vedrebbe decadere il suo privilegio di maturare una sorta di pensione con solo cinque anni di lavoro sulle spalle. Il diritto a ricevere il vitalizio, finora, decorre dal 65esimo anno di età. L’assegno va da un minimo del 20% a un massimo dell’60 dell’indennità parlamentare.

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