Rifiuti, 10 casi che non trovano più la strada del riciclo

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Roma, 25 lug. (askanews) - La norma in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) inserita nella legge n. 55 del 14 giugno 2019 di conversione del Decreto "Sblocca cantieri" prevede la possibilità di autorizzare impianti che utilizzino le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal D.M. 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo, quindi, le numerose tipologie, provenienze, caratteristiche di rifiuti, attività di recupero e dei materiali che nel frattempo sono stati sviluppati. Il dossier, a cura del Circular Economy Network, presentato in occasione dell'appello che su questo tema imprese e associazioni hanno rivolto a Governo e Parlamento, non ha l'ambizione di rappresentare uno studio completo perché, sottolineano i promotori, 'la situazione è in rapida evoluzione'. Ma il quadro dei danni potenziali che ne emerge, anche se parziale, è comunque sufficiente per capire qual è la dimensione della posta in gioco. Di seguito ecco 10 esempi significativi.

1. Il riciclo di rifiuti inerti da costruzione e demolizione viene escluso per la produzione di aggregati Nell'Allegato 1, Suballegato 1, punto 7 (rifiuti ceramici e inerti) del D.M. 5 febbraio 1998, per i rifiuti inerti non è prevista la produzione di aggregati riciclati per usi strutturali, ma solo di rilevati e sottofondi stradali (punto 7.1.4 Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti). Quindi limitando così l'applicazione della "cessazione della qualifica di rifiuti", in attesa di un decreto nazionale End of Waste una gran quantità di rifiuti inerti da costruzione e demolizione non possono essere riciclati per produrre aggregati riciclati. Federbeton stima una potenziale capacità di produzione di aggregati riciclati da rifiuti da costruzione e demolizione nel calcestruzzo pari a circa 15 milioni di tonnellate.

2. Le terre e rocce da scavo bonificate dovrebbero andare in discarica Tutti i trattamenti dei rifiuti non previsti nel D.M. 5 febbraio 1998 e dai decreti End of Waste non possono cessare la qualifica di rifiuto. Le terre e rocce da scavo contaminate con sostanze biodegradabili, se bonificate con un trattamento di decontaminazione tramite biopile (tecnologia di biodegradazione), resterebbero rifiuti perché tale tecnologia non è prevista dal D.M. citato. Quindi le terre scavate e decontaminate tramite biopile resterebbero rifiuti da smaltire in discarica, bloccando così diverse bonifiche e generando grandi quantità di rifiuti da smaltire.

3. La frenata al riciclo degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) Gli unici ricicli possibili previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 per gli pneumatici fuori uso riguardano la produzione di manufatti in gomma usualmente commercializzati, di bitumi o di parabordi stradali. Sulla base di quanto stabilito dal citato D.M., granuli e polverino prodotti dagli impianti di granulazione degli PFU sono classificati come "rifiuto" e non possono diventare materiali da impiegare per impianti sportivi, fondi stradali, pannelli insonorizzanti, elementi per arredo urbano, ecc. Il riciclo degli pneumatici subisce quindi un sostanziale arresto anche perché il D.M. specifico End of Waste, in elaborazione da ben 4 anni, ancora non è stato pubblicato. In Italia vi sono 25 impianti che riciclano PFU producendo granulo e polverino: molte autorizzazioni di questi impianti sono in scadenza e, secondo la nuova norma, non verrebbero rinnovate con la cessazione della 3 qualifica di rifiuto del loro prodotto. ECOPNEUS stima un investimento realizzato in questi impianti di oltre 150 milioni di euro che sarebbe svalutato.(Segue)