Rifiuti: Conoe-Utilitalia, al via raccolta domiciliare oli esausti

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Parte dalla provincia di Pordenone la raccolta degli oli vegetali esausti di provenienza domestica da trasformare in biodiesel, un biocombustibile su cui si punta per rendere più sostenibile il settore dei trasporti. E’ il progetto pilota del Conoe-Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, promosso da Utilitalia, Federazione delle imprese dei servizi idrici, energetici e ambientali, che prevede la sperimentazione di differenti modalità di raccolta degli oli vegetali esausti presso le famiglie per verificare quella più efficiente.  

Nei prossimi mesi si avvieranno analoghi progetti in altre sei Province del Centro-Nord, sperimentando quattro diverse tipologie di raccolta: contenitori riutilizzabili, contenitori usa e getta, raccolta presso condomini e stazioni ecologiche itineranti (servizio ecomobile).  

A Pordenone e in tutto il bacino dei Comuni gestiti da Gea-Gestioni Ecologiche e Ambientali Spa è previsto il potenziamento dei contenitori stradali esistenti (chiamati 'Olivie') da 200 litri, per portare il conferimento di tale rifiuto a 2 kg per abitante, a fronte degli attuali 0,58.  

"L’accordo siglato oggi a Pordenone è il primo passo per un impegno concreto di tutti i soggetti coinvolti nella filiera del recupero degli oli vegetali esausti, primo fra tutti il Conoe - dice il presidente del Consorzio, Tommaso Campanile - che sarà seguito da progetti specifici di recupero sistematico degli oli alimentari esausti in altre importanti città italiane. Gli oli vegetali esausti rappresentano una enorme risorsa se oggetto di pratiche di recupero corrette, consapevoli e costruttive”.  

"La Direttiva 2009/28/CE - spiega il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini - ha fissato un obiettivo al 2020 pari al 10% di fonti rinnovabili nel settore dei trasporti. L’Italia ha messo in campo misure incentivanti per la produzione di biodiesel da oli vegetali, premiando in misura sensibilmente maggiore le produzioni a partire da rifiuti: il progetto pilota va esattamente in questa direzione. Le nostre aziende sono già pronte alla sfida e abbiamo esempi virtuosi che aspettano solo di essere replicati su scala nazionale. Come sistema siamo impegnati anche nel campo della produzione del biometano da rifiuti, a dimostrazione del ruolo fondamentale di questo settore nella transizione energetica".  

Nel 2018 sono state prodotte 260mila tonnellate di oli esausti, 94mila dai settori professionali e 166mila da attività domestica. Ad oggi solo un quarto degli scarti casalinghi arriva alle bioraffinerie, il resto viene disperso nell’ambiente oppure gettato nei lavandini. Recuperando la produzione domestica, cioè il 64% per cento del totale, si incrementerebbe un ciclo già virtuoso: nel corso del 2018 il Conoe ha raccolto 78mila tonnellate di oli esausti, derivanti principalmente da attività professionali, di cui il 90% viene già avviato a rigenerazione per la produzione del biodiesel, in sostituzione o miscelazione di carburanti di origine fossile.  

Nel 2017 Eni e Conoe hanno firmato un accordo per favorire e incrementare la produzione di biocarburante, proveniente dalla raccolta oli vegetali esausti, che viene prodotto nella bioraffineria Eni di Venezia, a Porto Marghera.  

Dal punto di vista ambientale, una raccolta prevista di 200-230mila tonnellate di olio esausto sulle 260mila prodotte ogni anno e destinate quasi integralmente alla produzione di biodiesel per autotrazione, porterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 790mila tonnellate all'anno.  

Un valore equivalente alle emissioni di 253mila automobili per una percorrenza media annuale di 20mila Km. Inoltre, si otterrebbe un risparmio nei consumi di acqua pari a 282mila m3/anno, paragonabile al consumo medio giornaliero di oltre un milione di cittadini italiani.  

Non solo. Se tutti gli oli vegetali esausti generati in Italia fossero recuperati come biodiesel, oltre ai benefici ambientali, si otterrebbe un risparmio sulle importazioni di petrolio pari a circa 112 milioni di euro.  

Da ricordare, infine, le conseguenze di uno smaltimento non corretto: basta un chilo di olio vegetale esausto a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 metri quadrati, perché impedisce l’ossigenazione compromettendo l’esistenza della flora e della fauna sottostanti; se invece smaltiti nella rete fognaria, come spesso avviene nell’utilizzo domestico, gli oli vegetali esausti pregiudicano il buon funzionamento della rete stessa intasando condutture e depuratori: la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede costi quantificabili in 1,10 euro al chilogrammo.