Rifiuti Roma, Bechis: “Serve maggior cooperazione con la regione”

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Il giornalista Franco Bechis è intervenuto sull’emergenza rifiuti a Roma e sulle recenti dimissioni del consiglio di amministrazione di Ama. Secondo lui dovrebbe esserci una maggior collaborazione tra la Roma e la regione che dovrebbe mettere a disposizione i suoi impianti di smaltimento dei rifiuti.

“Smaltire i rifiuti di Roma con impianti della regione”

Bechis spiega che uno degli errori compiuti nella gestione dei rifiuti romani è quella di nominare nel cda di Ama persone “che non sanno nulla di quel settore“. Lamenta infatti come nell’ultimo, dimessosi pochi giorni fa, “l’unico che capiva qualcosa non contava niente perché l’avevano fatto consigliere semplice e stava a Roma 2 giorni a settimana“.

Il giornalista sostiene poi che dovrebbe esserci una maggior cooperazione tra la città e la regione. Per lui i numerosi impianti presenti nel Lazio sarebbero più che sufficienti per smaltire i rifiuti di Roma. E sarebbe giusto che li smaltissero perché “ogni giorno entrano nella Capitale un milione e mezzo di laziali che insozzano la citta. Quindi gli impianti delle altre province dovrebbero pulire la spazzatura che creano i loro abitanti“.

Dà poi ragione al Comune sul diverbio a causa del quale per la settima volta Ama cambierà cda. La società continua infatti a rivendicare un debito di 18 milioni che Roma avrebbe con loro per delle spese cimiteriali sostenute nel 2017. Ricorda che quando l’amministrazione comunale si era proposta di pagarli previa consegna delle fatture, Ama rispose che le avevano perse. Quindi gli sembra giusto che non venga pagato un debito se non ci sono documenti contabili che lo testimoniano.

Per Bechis quelle carte non ci sono “perché quei cimiteri sono in mano alla criminalità calabrese e molti lavori forse sono stati fatti così“. Lungi comunque da lui difendere la gestione capitolina, che accusa di aver consentito ad un impianto che smaltisce gran parte dei rifiuti di Roma di fermarsi per lavori di manutenzione durante le vacanze pasquali. “Esattamente quando c’era il massimo afflusso di turisti“, conclude.