Rifkin's Festival è l'omaggio al cinema di Woody Allen che ci riporta in sala con ironia

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Photo credit: QUIM VIVES
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Vedere il nuovo film di Woody Allen, Rifkin's Festival, è come farsi una bella vacanza estiva in piena pandemia. E segna anche il tanto atteso ritorno in sala per molti italiani grazie a Vision Distribution. Mort Rifkin, un ex professore di cinema ipocondriaco, interpretato da Wallace Shawn, accompagna in Spagna la moglie Sue che deve lavorare come ufficio stampa al tradizionale San Sebastiàn Film Festival. Lontana da New York, la coppia si rende conto della reale condizione del matrimonio che naviga in cattive acque da molti anni. Ad aprirgli gli occhi gli incontri che entrambi fanno in quella località romantica e vacanziera che sembra quasi autorizzare i personaggi a lasciarsi andare e godersi quello che resta della vita.

Photo credit: QUIM VIVES
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Mort ha il blocco dello scrittore e non riesce a dare forma al romanzo che ha in mente da tempo, mentre la moglie Sue è presa totalmente da un giovane affascinante regista interpretato da Louis Garrel. Mort trascorre le giornate come turista solitario poiché Sue non ha tempo da passare con lui e, tra una passeggiata e l’altra, avverte un malessere e decide di farsi visitare da un medico della zona. Ovviamente si tratta di una dottoressa molto affascinante per cui l’uomo prende una sbandata, provando nuovamente quei sentimenti appartenenti ai tempi andati.

Rifkin’s Festival è un film leggero, divertente e raffinato che rientra nello stile più classico di Woody Allen. La sceneggiatura, ricca di dialoghi pungenti e un’ironia intelligente, è immersa in un terreno tematico familiare per lui. Il protagonista condivide con lo spettatore numerose riflessioni sull’arte, l’amore e la morte, mantenendo sempre i toni tragicomici. "L'alcol non fa bene, ma a volte è l'unica cosa che funziona!"

Ansie e nevrosi dei personaggi si alternano a una dimensione dove regna la fantasia e Allen utilizza una storia banale di segreti, intrighi e tradimenti per costruire un vero e proprio omaggio al cinema. Infatti l'inconscio di Mort si sposta regolarmente in scene di classici diretti da Fellini, Buñuel, Godard, con lo schermo che passa dal 16:9 al 4:3 e dal colore al bianco e nero, sorprendendo lo spettatore con un’idea geniale per celebrare la settima arte.

Photo credit: QUIM VIVES
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Fin dalla rivisitazione di Quarto Potere a pochi minuti dall’inizio del film i cinefili non potranno che amare Rifkin’s Festival che accosta il cinema alla vita con originalità e consapevolezza. L’angoscia coniugale e la voglia di rimettersi in gioco diventano pretesti per una seduta psicoanalitica di gruppo che coinvolge anche il pubblico.

Ma un ulteriore punto di forza del film è sicuramente la fotografia curata dal maestro Vittorio Storaro che esalta ogni angolo della graziosa località balneare di San Sebastiàn. Sotto la sua guida luci e colori trovano un’armonia irresistibile che permette ai personaggi di muoversi in un ambiente romantico e luminoso che ricorda un po’ le atmosfere di Vicky, Cristina, Barcelona. Segno che la Spagna fa bene a Woody Allen che ne coglie il calore, la passione e la cultura con discrezione e rispetto.

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