Riforma della Giustizia, la resa dei conti in Cdm

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È il giorno della resa dei conti, con il Cdm convocato per le 15 a Palazzo Chigi. Giuseppe Conte proverà a sciogliere alcuni dei grandi nodi dell’attualità politica, in particolare la Riforma della Giustizia. Alla Lega il testo non piace molto, nonostante le correzione, e sembra che Salvini deciderà all’ultimo se andare allo scontro il Cdm o rinviare al Parlamento. Ad ogni modo, nell’incontro del pomeriggio, i leghisti dovrebbero mettere a verbale tutto il loro dissenso, già espresso più volte dal ministro dell’Interno.

Riforma della Giustizia

Non solo Tav e autonomia, c’è anche la riforma della giustizia nel braccio di ferro continuo tra Lega e Movimento 5 Stelle. L’accordo, in particolare, non sarebbe stato raggiunto su due punti: intercettazioni e separazione delle carriere, quest’ultimo invocato a gran voce dalla Lega. I due temi non fanno parte del testo e potrebbero creare qualche dissenso. La Lega dal canto suo non ha mai nascosto il proprio dissenso, temendo un allungamento dei processi: “Non è vero, non so quale versione della riforma abbia letto il ministro Salvini – ha detto Bonafede a Radio 1 -. Il testo che abbiamo presentato è il frutto di costanti incontri avuti con la ministra Bongiorno, avvocati e magistrati“.”Sui tempi – ha poi detto dalle colonne del Corriere della Sera – abbiamo introdotto termini perentori entro i quali, se un procedimento non è concluso, i magistrati saranno chiamati a rendere conto del loro operato“.

Cosa prevede il Ddl Giustizia

Il disegno di legge sulla Giustizia prevede interventi sul processo civile e penale, sull’ordinamento giudiziario, su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e sul funzionamento della magistratura. Tra le modifiche introdotte rispetto al progetto originale, riduzione della durata massima dei processi da 9 anni a 6, e spostamento della sorteggio per la scelta dei togati del Csm nella fase preliminare.

Di Maio: “Governo non rischia”

All’incontro di mercoledì pomeriggio parteciperanno Giuseppe Conte e i due vicepremier, Salvini e Di Maio. Proprio quest’ultimo si è espresso relativamente allo scontro al Governo: “Il governo non rischia” dice, affermando che si è semplicemente subito un rallentamento a causa dei “no” della Lega. “Siamo un pò in ritardo sul contratto“.