Riforme, Ceccanti (Pd): diciamo sì perchè ora c'è un contesto

Pol-Afe

Roma, 7 ott. (askanews) - "Noi non abbiamo mai avuto una contrarietà di principio alla riduzione del numero dei parlamentari ed è difficile per qualsiasi forza politica dire di avere una contrarietà di principio perché, chiunque si sia cimentato con le riforme costituzionali dal 1983 in poi ha sempre proposto la riduzione dei parlamentari". Lo ha dichiarato in Aula Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in Commissione Affari Costituzionali.

"Sia invece chiaro che, quando si tratterà di cose di principio, noi lo diremo e lo diciamo. Se qualcuno vuole proporre di cambiare l'articolo 67 della Costituzione, il divieto di mandato imperativo, noi gli ricorderemo che quello è un principio supremo non modificabile neanche per revisione costituzionale al di là della concreta formulazione, perché non si può trasformare un'Assemblea parlamentare in un insieme di delegazioni dipendenti da un vertice di partito".

"In questo caso - precisa - la questione di principio non c'era. Era l'assenza di un contesto, perché i testi hanno senso dentro un contesto: non si possono leggere da soli. Ora noi abbiamo costruito un contesto a partire dalla formazione del nuovo Governo. Tale contesto riguarda tre interventi per i quali la maggioranza, in apertura con le opposizioni, si è messa d'accordo. La riduzione a diciotto anni dell'elettorato attivo, cosa che rende molto più difficile la formazione di maggioranze diverse, illogica nelle due Camere, e anche dell'elettorato passivo a 25 e, da qui, l'eliminazione della base regionale del Senato che consente due leggi ancora più simili, perché finché hanno tutte e due la fiducia più sono vicine e meglio è. Poi, accanto a questo, c'è il mantenimento dell'equilibrio voluto dai costituenti, nell'elezione del Presidente della Repubblica, fra i delegati regionali e i parlamentari. Questi sono i tre impegni immediati che la maggioranza prende, oltre agli altri tre che prende da studiare insieme nei prossimi mesi: la legge elettorale, su cui non mi soffermo, perché avrà bisogno di approfondimenti specifici, ma anche due ragionamenti sull'inserimento di una differenza invece ragionevole, la vicenda dell'autonomia differenziata, che, nei mesi scorsi, ha posto il problema sia della valorizzazione del Parlamento, evitando che arrivassero testi preconfezionati e non votabili, ma anche di un coinvolgimento di tutte le regioni nel procedimento legislativo e, quindi, l'importanza di inserire i presidenti delle regioni al solo fine di votare insieme le leggi sull'autonomia differenziata".

"Infine - conclude - dobbiamo riflettere, soprattutto se la legislazione elettorale dovesse andare in senso proporzionale, sugli antidoti classici che si cercano sul piano costituzionale, che non fanno miracoli, ma che sono logicamente connessi, ovverosia, principalmente, la sfiducia costruttiva a Camere riunite e la fiducia iniziale. C'è chi dice: sì, ma così, se poi la fiducia sui singoli provvedimenti legislativi resta monocamerale, c'è un problema. Ma noi vogliamo, appunto, scardinare l'idea che si debba essere costretti, ogni volta, a fare decreti e questioni di fiducia. Per questo, l'impegno per la riforma regolamentare, che è importantissimo, che è partito nei mesi scorsi e che dovrebbe consentire, non solo di adeguare i numeri, ma anche di avere date certe per i provvedimenti del Governo e una limitazione della questione di fiducia, è del tutto coerente con questo disegno. È un contesto su cui lavoriamo insieme. Ci dice qualcuno, anche sui social: ma voi vi fidate a votare oggi un testo, mentre gli altri impegni sono successivi e potrebbero essere disattesi? Ma se noi facciamo insieme un Governo, un Governo per governare l'Italia fino al 2023, non ci dovremmo fidare reciprocamente anche di questo? Allora, non avremmo dovuto fare il Governo, ma, se abbiamo fatto il Governo, ci fidiamo reciprocamente che questa maggioranza saprà dare il meglio di sé".