Riforme Ue, Brunetta: ad uscirne indebolita è soltanto l'Italia

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Roma, 26 nov. (askanews) - "Nonostante i rumours provenienti dalle sale operative non siano del tutto tranquillizzanti, i mercati finanziari, in questo momento, non sembrano particolarmente nervosi. Contrariamente al mondo politico e istituzionale italiano, che sulle grandi riforme europee del meccanismo di stabilità (Mes) e dell'Unione bancaria europea, sta procedendo in ordine sparso e spesso conflittuale, senza accorgersi che, così facendo, ad uscirne indebolita è soltanto l'Italia nel suo insieme. Il fatto che i mercati siano tranquilli, nonostante i rumours, può sembrare una contraddizione. In realtà è un atteggiamento del tutto razionale. Vediamo perché". Così Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, in un editoriale su 'Milano Finanza'.

"Nel trading, una delle prime regole che si insegna ai principianti è quella di "non andare mai contro la banca centrale", adagio ripreso dall'originale motto che vige a Wall Street "never fight the FED". In particolare, per gli investitori in titoli di Stato, vige una prassi secondo la quale è sempre profittevole accodarsi all'indirizzo di politica monetaria seguito da un istituto centrale. Questo è ancora più vero nel caso delle politiche di acquisto dei titoli pubblici, altrimenti note come "quantitative easing". Con tali politiche, la banca centrale funge da "aspirapolvere" di titoli di Stato, in maniera da abbassarne il rendimento, grazie all'eccesso di domanda che essa provoca sul mercato. Grazie alla possibilità che essa ha di disporre di tutta la moneta che vuole, è evidente che la strategia funziona sempre. Come, infatti, ha funzionato anche di recente", aggiunge.

"Ecco, allora, che nessun fondo di investimento o banca d'affari ha interesse ad andare "short" sui titoli di Stato di un Paese, compresi quelli più fragili, dal momento che, non appena i rendimenti tornassero a salire per effetto delle vendite, la banca centrale interverrebbe subito sul mercato per riabbassarli, comprando titoli. Allora, meglio comprare. Si può discutere a lungo se questa politica di alterazione di mercato (e dei suoi prezzi) da parte dell'autorità centrale sia giusta o meno. Fatto sta che così è", conclude Brunetta.