Rigenerazione urbana Lombardia, Pd: legge regionale sbagliata

Red/Mda

Milano, 12 nov. (askanews) - "Abbiamo limitato il danno di una legge che rimane sbagliata nell'impianto, perché non aiuta chi deve fare le bonifiche, perché non si concentra sulle aree dismesse e non tiene conto delle differenze dei diversi territori della Lombardia. Questa legge non fa abbastanza per la rigenerazione: la Regione Lombardia poteva e doveva essere più ambiziosa. Con i nostri emendamenti approvati dall'Aula si è almeno restituita ai comuni la possibilità di decidere la quantità di premialità, sia per i volumi che per gli oneri, al contrario di com'era la legge nella sua formulazione originaria". Lo hanno dichiarato i consiglieri regionali del Pd Matteo Piloni e Carmela Rozza all'approvazione, questo pomeriggio in Consiglio regionale della Lombardia, della legge regionale sulla rigenerazione urbana, passata con i voti favorevoli di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Contrario il Pd, astenuti i Lombardi Civici Europeisti e Italia Viva, M5S non ha partecipato al voto.

"Ora saranno i comuni a decidere - hanno aggiunto gli esponenti pd - in linea con i propri Piani di Governo del territorio, e non la Giunta regionale con criteri imposti dall'alto. Abbiamo anche messo un freno alla trasformazione delle cascine verso destinazioni che nulla hanno a che fare con l'agricoltura, limitando le premialità agli immobili già dismessi all'entrata in vigore della legge, evitando le interferenze con le attività agricole."

La nuova legge, come modificata con gli emendamenti presentati da Pd, dà la possibilità ai comuni di assegnare bonus volumetrici fino al 20% e riduzioni di oneri fino al 60%, secondo criteri che la Giunta regionale definirà con una propria delibera, per chi recupera un'area dismessa o sostituisce un fabbricato in disuso. Nella formulazione originale, molto contestata dal Pd, la Regione imponeva dall'alto ai comuni incentivi e sconti degli oneri, in modo indiscriminato su tutto il territorio comunale.

Durante la discussione è stato approvato anche l'emendamento che limita le trasformazioni del patrimonio agricolo alle aree già dismesse all'entrata in vigore della legge e non, quindi a tutte le aree dichiarate dismesse da almeno tre anni dal proprietario: questa norma veniva contestata dal Pd in quanto incentivo di fatto a dismettere il patrimonio agricolo per ottenere la possibilità di trasformarlo ottenendo anche i benefici volumetrici e di sconto degli oneri di urbanizzazione.