Rigettata nuova istanza scarcerazione Fiore, il legale 'condanna a morte'

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Rigettata la richiesta di revoca della misura cautelare in carcere presentata dalla difesa del leader di forza nuova Roberto Fiore alla luce del rischio di contagio da Coronavirus ma anche e soprattutto delle condizioni di salute ritenute dai suoi avvocati gravi e inadeguate al regime detentivo. Il giudice per le indagini preliminari Paola della Monica, in accordo con il magistrato Annalisa Marzano, ha di fatto ribadito quanto già espresso il 23 dicembre scorso.

"Premesso che le istanze analoghe a quelle in esame sono state, di recente, proposte e respinte - scrive - e osservato che gli elementi di novità, rispetto al quadro valutato dal tribunale per il riesame, sono costituiti dagli esiti delle indagini difensive già sottoposti alla valutazione del gip e di recente, con ordinanza del 23 dicembre scorso, ritenuti inidonei a sorreggere una ricostruzione diversa da quella operata in occasione dell’emissione dell’ordinanza applicativa della misura custodiale inframuraria e rilevato, quanto alla persistenza delle esigenze di cautela, che alcun elemento nuovo è stato indicato se non il decorso del tempo che, pacificamente, non costituisce di per sé solo dato idoneo a fondare una valutazione di attenuazione ovvero esclusione delle esigenze cautelari e che anche le prospettate questioni relative alle condizioni di salute del Fiore sono state esaminate in occasione della decisione della recentissima istanza".

"L’unico, ulteriore, elemento portato all’attenzione di questo ufficio è dato dalla rilevazione di un caso di positività all’interno della casa circondariale - scrive ancora il giudice - Permangono le condizioni che hanno portato all’emissione della misura così come le esigenze di cautela e non sono stati offerti nuovi, significativi elementi di valutazione. E' onere della direzione sanitaria della casa circondariale segnalare eventuali significativi mutamenti relativi alle condizioni di salute dei detenuti, e allo stato non sono pervenute segnalazioni. Per questo motivo si impone il rigetto dell’istanza".

"Per Roberto Fiore questa è una condanna a morte - tuona all'Adnkronos l'avvocato difensore Nicola Trisciuoglio - Poggioreale è un inferno e si hanno fondati motivi di ritenere che il virus si stia diffondendo a macchia d'olio. Niente riti alternativi, né per lui né per Giuliano Castellino e Luigi Aronica o Salvatore Lubrano, con lui detenuti dopo i fatti del 9 ottobre scorso. Intendiamo polverizzare con un fronte unito di giudizio ordinario le menzognere accuse politicizzate della Procura".

(di Silvia Mancinelli)

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