Rigopiano, al tribunale di Pescara prima udienza preliminare

webinfo@adnkronos.com

dall’inviata Silvia Mancinelli  

Si tiene al Tribunale di Pescara la prima udienza preliminare per la tragedia dell’hotel Rigopiano. Il reato ipotizzato per i 7 imputati è quello di depistaggio; per uno solo di loro, la funzionaria della Prefettura Ida De Cesaris, falsità in atto pubblico. Il Gup Antonella Di Carlo ha accolto la richiesta di riunire i due procedimenti, quello principale e l'odierno sul depistaggio perché "strettamente connessi sotto il profilo probatorio e di accertamento". L'ultima parola spetta ora al presidente del Tribunale di Pescara. 

LE FAMIGLIE DELLE VITTIME - "Con riferimento a questo processo - spiega all’Adnkronos l’avvocato Romolo Reboa, che assiste insieme al proprio team quattro famiglie - è estremamente importante verificare se il giudice ammetterà i nostri assistiti quali parti civili. L’ammissione delle parti civili è già stata ammessa in precedenti casi giurisprudenziali, come nel caso Cucchi, ma sarà una battaglia. Ci aspettiamo di vedere se il ministero degli Interni si costituirà o meno parte civile nei confronti della Prefettura". 

IL COMUNE DI FARINDOLA - "Ci siamo costituiti parte civile anche su questo processo per depistaggio, un resto che offende lo Stato e l’interesse a indagini corrette, complete e celeri - dice all’Adnkronos, legale del Comune di Farindola, Francesco Trapella - "Da queste indagini presunte scorrette - aggiunge - deriva un danno anche a noi come ente che vediamo pregiudicato il nostro interesse e potremmo non avere nostro ristoro. Siamo danneggiati come qualsiasi cittadino quando l’indagine depistata riguarda interessi e diritti di cui è titolare". 

LA FUNZIONARIA IMPUTATA PER DEPISTAGGIO - Gianluigi Tucci, invece, legale di Giulia Pontrandolfo (la funzionaria della Prefettura che il giorno del disastro, insieme ad altri funzionari, è stata inviata alla sala operativa per ricevere le telefonate e smistarle agli organi competenti e imputata nel processo Rigopiano bis per depistaggio) spiega: "Sulle costituzioni di parti civili abbiamo dedotto l’inammissibilità, trattandosi di un reato monoffensivo. Ovviamente è da applicare la giurisprudenza relativa alla falsa testimonianza, che è tranquillamente applicabile nel delitto di depistaggio introdotto solo nel 2016. Entrambi sono reati contro l’amministrazione della giustizia. Il soggetto offeso dal reato è lo Stato, l’amministrazione della giustizia, e chi dovesse esser stato danneggiato in via indiretta ha sempre l’azione civile dalla sua".  

IL LEGALE DI UNO DEI SOPRAVVISSUTI - Il legale di Giampaolo Matrone, uno dei pochi sopravvissuti nella tragedia e parte civile anche nel processo per depistaggio, sottolinea inoltre che "la nostra richiesta attiene al danno morale, per la sofferenza patita da un cittadino e nella fattispecie dal mio assistito che ha riposto fiducia in organi che avrebbero dovuto astrattamente tutelare la sua sicurezza e quella di chi era con lui ma che invece di mettere in atto una serie di condotte che avrebbero quanto meno potuto ridurre le conseguenze dannose, hanno tramato o, per lo meno, si sono adoperati per far sì che alcuni elementi a nostro avviso decisivi non uscissero o venissero comunque occultati".  

"Questo rappresenta un danno diretto - spiega ancora Matrone - e riteniamo pienamente legittima la nostra presenza anche oggi. Siamo qui per un danno di tipo civilistico e deve esserci risarcito". 

LE QUATTRO FAMIGLIE A BONAFEDE: "S'E' DIMENTICATO DEI MORTI" - "Ho mandato al ministero dell'Interno e alla presidenza del Consiglio, quali referenti per la protezione civile, la richiesta di risarcimento danni perché, indipendentemente dalle responsabilità penali dei singoli, è provato che la sala operativa si è attivata in ritardo rispetto alle stesse disposizioni interne e che, dalle intercettazioni, è emerso che sia Povolo che gli altri funzionari della Prefettura concordavano che in quell'ufficio non funzionasse nulla - spiega all'Adnkronos l'avvocato di quattro famiglie delle vittime commentando la mancata costituzione a parte civile da parte dell'amministrazione centrale -. La presidenza del consiglio, dipartimento protezione civile, nella persona del capo Angelo Borrelli, ha inviato risposta che quanto affermato dalle famiglie delle vittime sarebbe 'totalmente destituito da ogni fondamento'. Oggi, a conferma della presa di posizione dello Stato, contro ogni previsione, il ministero della giustizia non si è costituito parte civile".  

"Non solo, ma dopo 9 mesi dall'approvazione della legge sullo stanziamento dei fondi per il sostegno alle famiglie delle vittime di Rigopiano - prosegue l'avvocato - finalizzata anche a consentire loro di sostenere i costi di difesa, non c'è stato alcun provvedimento attuativo, così le famiglie hanno anche i problemi di pagarsi le marche da bollo e stanno tutelando i loro diritti grazie alla generosità degli studi legali quali il mio che stanno agendo senza alcun acconto". E incalza l'avvocato Reboa: "L'omissione da parte del ministero di Bonafede, unita al comportamento della presidenza del consiglio, ha un solo significato, che lo Stato ha deciso di lasciare sole le famiglie delle vittime di Rigopiano, le quali però, come dimostrato dalla loro richiesta di costituzione di parte civile odierna, non si arrendono".