Rigopiano: sei indagati per la tragedia dell’albergo sotterrato dalla valanga

Il 18 gennaio l’albergo venne sotterrato da un’enorme valanga di neve e dopo giorni i soccorritori riuscirono a salvare 12 persone, mentre per 29 clienti e dipendenti dell’hotel non ci fu nulla da fare. (Credits – AP)

Il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il dirigente delegato alle Opere pubbliche Paolo D’Incecco, il responsabile della Viabilità provinciale Mauro Di Blasio, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il geometra comunale Enrico Colangeli e il direttore del resort Bruno Di Tommaso. Sono loro i primi a finire nel registro degli indagati per la tragedia di Rigopiano, quando lo scorso 18 gennaio una valanga seppellì l’Hotel Rigopiano, uccidendo 29 persone.

Il 18 gennaio l’albergo venne sotterrato da un’enorme valanga di neve e dopo giorni i soccorritori riuscirono a salvare 12 persone, mentre per 29 clienti e dipendenti dell’hotel non ci fu nulla da fare. Le 40 persone presenti nell’Hotel Rigopiano erano rimasti bloccati e isolati perché la provinciale numero 8 era sepolta da due metri di neve. Ora, a più di tre mesi di distanza, arrivano le prime conclusioni degli inquirenti, che hanno iscritto nel registro degli indagati sei persone. Proprio per quella strada inagibile.

Per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose sono, quindi, indagati il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il dirigente delegato alle Opere pubbliche Paolo D’Incecco, il responsabile della Viabilità provinciale Mauro Di Blasio, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il geometra comunale Enrico Colangeli. Il direttore del resort Bruno Di Tommaso è indagato anche per violazione dell’articolo 437 del codice penale, che punisce l’omissione del “collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro”.

Secondo il magistrato, dunque, le condizioni meteo nella zona nei giorni precedenti alla tragedia avrebbero dovuto indurre il sindaco Lacchetta a emettere un’ordinanza di sgombero dell’hotel per “pericolo incombente”. E, invece, ancora il 17 gennaio, nel pomeriggio, una pattuglia della polizia provinciale aveva scortato otto macchine di clienti fino al resort. Non solo, perché secondo gli inquirenti nel Piano neve approvato poche settimane prima della tragedia, quel tratto di strada veniva indicato come “strategico” e spettava alla Provincia di Pescara garantirne pulizia e percorribilità.

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