Rimangono in carcere i due giovani accusati di aver accoltellato a morte un uomo per un cocktail

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AGI - Rimangono in carcere i due giovani barlettani, Michele Dibenedetto e Alyas Abid, accusati dell'omicidio del 24enne Claudio Lasala, accoltellato il 30 ottobre scorso al termine di una lite nel centro storico di Barletta.

All'esito delle udienze di questa mattina nel carcere di Trani, il Gip Domenico Zeno ha convalidato i loro fermi ed emesso contestuale provvedimento di custodia cautelare in carcere sia per il 20enne Dibedenetto che per il 18enne Abid, quest'ultimo individuato come autore materiale dell'accoltellamento. 

Il Gip del Tribunale di Trani, Domenico Zeno, ha sposato in pieno le tesi della Procura che accusa i due giovani di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Secondo il giudice “se la condotta materiale è ascrivibile all'indagato Adib Ilyas, come egli stesso ha ammesso e come risulta dalle immagini in atti, chi spinge ad eseguire l'accoltellamento è il Dibenedetto”.

Il giudice evidenzia come, da uno dei fotogrammi dei filmati delle telecamere di sicurezza, si evinca che Dibendetto “avesse invitato l'Abid a seguirlo fuori, avendo notato che egli era armato. La lettura di quella immagine nel senso indicato è riscontrata dalla sequenza dell'attacco sferrato al Lasala. Dapprima il Dibendetto colpiva con un pugno e qualche secondo dopo lo colpiva Abid Ilyas con il coltello sotto gli occhi del Dibenedetto. Del delitto, quindi, rispondono entrambi – conclude - secondo le norme generali sul concorso di persona".

Il Gip ritiene anche sussistere l'aggravante dei futili motivi “perché – spiega – ci troviamo di fronte ad un omicidio commesso a causa di uno stimolo esterno così, lieve, banale e sproporzionato, rispetto alla gravità del reato, da apparire un pretesto o scusa perché l'agente possa dare sfogo al suo impulso criminale o alla malvagità del reo”.

Quanto alla misura cautelare da applicare per il giudice non ci sono dubbi.

“La gravità dell'episodio, le modalità di esecuzione dello stesso e la facilità con la quale è stato commesso il reato, inducono a ritenere che la misura idonea e proporzionata sia solo quella della custodia cautelare in carcere”.

 

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